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Rio de Janeiro, Brasile · 1942 — presente

Milton Nascimento

Milton Nascimento non è un nome che si nomina distrattamente: è una voce che si conficca nel petto e non se ne va più. Il suo suono nasce da quella mescolanza tra il terreno e l’etereo, dove gli accordi di chitarra —a volte dolci come una brezza, altre taglienti come un coltello— si intrecciano con una voce che sembra provenire da un altro tempo. Non è solo un cantante: è un narratore che usa il silenzio come strumento. In Travessia, ad esempio, quel brano che nel 1967 rischiò di vincere il Festival Internazionale della Canzone, c’è qualcosa che va oltre la tecnica. La canzone non si suona: si vive, con quella melodia che si allunga come un sospiro e quel gioco ritmico che sfida il convenzionale. Non è un caso che anni dopo, nel 1993, abbia finito per collaborare con Duran Duran in Breath After Breath, un ponte tra due mondi che solo qualcuno con la sua sensibilità avrebbe potuto costruire.

Ma prima di tutto questo ci fu una svolta che cambiò tutto. A 13 anni, a Três Pontas, era già il crooner del complesso Continental, un gruppo da ballo che suonava alle feste locali. All’epoca, sua madre adottiva —la professoressa di musica Lília Silva Campos— gli aveva già spalancato le porte di un mondo in cui la musica era qualcosa di più che semplice intrattenimento. Quando si trasferì a Belo Horizonte per studiare Economia, in realtà cercava qualcosa che i soldi non potevano comprare: un luogo dove la sua voce e le sue canzoni trovassero eco. Fu lì, tra bar e locali notturni, che compose Novena e Gira Girou insieme a Márcio Borges, due brani che già annunciavano quello stile così personale, in cui il popolare e il sofisticato si abbracciano senza forzature. Nel 1966 registrò il suo primo LP a Rio, e l’anno successivo Elis Regina portò al successo Canção do Sal, una canzone che lui aveva scritto in un angolo della pensione dove viveva nella capitale del Minas Gerais. Non era la fama ciò che cercava, ma l’opportunità che le sue melodie risuonassero dove più servivano.

1 Album
21 Canzoni
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1 album · 1972

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Biografia

Nel 1972 arrivò Clube da Esquina, un album doppio che non solo definì un’epoca, ma divenne una mappa per chi volesse comprendere la musica brasiliana moderna. Registrato con un gruppo di giovani musicisti —tra cui Lô Borges, Beto Guedes e Toninho Horta— il disco è un’esplosione di idee: dal jazz al rock, passando per la poesia pura. La critica dell’epoca non lo capì, ma il tempo gli diede ragione. Canção da América, da Sentinela (1980), divenne un inno senza volerlo essere, una canzone sull’amicizia che finì per risuonare ai funerali come quello di Ayrton Senna nel 1994. E poi c’è Caçador de Mim, quel brano del 1981 che si insinuò nell’immaginario collettivo fino a diventare indispensabile. Ma forse l’aspetto più rivelatore della sua carriera sono quelle collaborazioni che sembrano impossibili: con Herbie Hancock, Paul Simon o Peter Gabriel, Milton dimostrò che la sua musica non ha confini. Nel 1998 vinse un Grammy per Nascimento nella categoria Miglior Album di Musica del Mondo, e nel 2000 un altro per Crooner ai Latin Grammy. Non erano premi ciò che cercava, ma la conferma che la sua arte potesse dialogare con qualsiasi idioma. Nel 2022, a 80 anni, decise di lasciare i palcoscenici, ma il suo lascito vive ancora in ogni accordo che qualcuno osa suonare.

Dati

Nascita
26 ott 1942
Paese
🇧🇷 Brasile
Genere
MPB

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