Inizio · Artisti · Juana Molina

Buenos Aires, Argentina · 1962 — presente

Juana Molina

La prima cosa che colpisce ascoltando una canzone di Juana Molina è quel suono che non sembra rientrare in nessuna categoria. Non è folk puro, né elettronica fredda, né ambient standard: è un mix in cui gli elementi acustici e digitali si intrecciano in loop che respirano da soli. La sua chitarra —a volte pulita, altre volte processata con effetti che sembrano respirare— si ripete come un mantra, ma non rimane mai ferma. Ogni nota pare emergere da un luogo in cui il tradizionale e l’avanguardistico si danno la mano senza preavviso, come se il tempo stesso si allungasse o si contraesse a piacimento.

Prima che il suo nome risuonasse nei circoli musicali, Juana Molina era già una figura nota nella televisione argentina. Negli anni Novanta, il suo programma Juana y sus hermanas la mostrò come una comica capace di imitare dalla voce stridula di una conduttrice di televendite al tono grave di un politico, tutto con una precisione che tradiva il suo orecchio per i dettagli. Ma nel 1996, quando pubblicò Rara —prodotto da Gustavo Santaolalla—, abbandonò le telecamere per addentrarsi in un territorio dove la critica locale non la seguiva. Le recensioni sui media di Buenos Aires la trattarono con durezza, bollando la sua musica come "troppo strana" per un pubblico abituato al convenzionale. Quella incomprensione la portò a Los Angeles, dove il suo suono trovò un altro tipo di attenzione, e da lì tornò con nuovi strumenti: sintetizzatori, loop, texture che prima non facevano parte della sua tavolozza.

1 Album
10 Canzoni
237K Ascoltatori/mese

Le più ascoltate su DoReSol

Canzoni essenziali

1 album · 2025

Discografia completa

Condividono scena, decennio e ossessioni

Artisti correlati

Dati, premi, membri e altro

Altro su Juana Molina

Biografia

Ciò che definisce la sua opera non è solo la mescolanza di strumenti, ma il modo in cui li utilizza. In Segundo, ad esempio, i loop non sono più un espediente occasionale, ma lo scheletro delle canzoni. L’artista ha raccontato che da bambina passava settimane a ripetere poche note di chitarra fino a entrare in uno stato quasi ipnotico, ma all’inizio faticava a credere che quei pattern potessero sostenere una canzone da soli. Per questo aggiungeva strofe e ponti, come se avesse bisogno di una ancora di salvezza per non affogare nella propria ripetizione. Con gli anni, quella paura si trasformò in libertà: oggi le sue registrazioni suonano come se il tempo stesso fosse plasmato, dove un accordo può durare minuti o un silenzio può essere eloquente quanto una nota.

La sua infanzia tra Parigi e Madrid, lontana da Buenos Aires durante la dittatura, segnò più della sua vita personale. In Francia, le radio le aprirono le porte a suoni mai ascoltati prima: musica dell’Asia Centrale, ritmi africani, melodie che non rientravano in nessuna categoria nota. Registrava tutto su cassette, le ascoltava più e più volte, finché un furto le portò via quella biblioteca di suoni. La perdita fu un colpo, ma anche un punto di svolta. Senza riferimenti esterni a guidarla, dovette cercare dentro di sé ciò che quei suoni le avevano risvegliato. Così, la sua musica divenne un viaggio nell’ignoto, dove ogni album —da Rara a Un día— sembra esplorare un nuovo angolo di quel territorio che lei stessa definì "inclassificabile".

Dati

Nascita
1 ott 1962
Paese
🇦🇷 Argentina
Genere
folktronica