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Hannover, Italia · 1965 — presente

Vinicio Capossela

Se cerchi un suono che navighi tra il teatrale e il narrativo, con un piede nel blues più sporco e l’altro nel jazz da salotto, Vinicio Capossela è l’uomo giusto. Le sue canzoni non suonano come dischi: suonano come scene, come personaggi che entrano ed escono da un palcoscenico improvvisato, dove il piano può diventare un bar di periferia e la chitarra un recitato da taverna. C’è qualcosa di Fred Buscaglione nel modo in cui racconta storie con ironia e malinconia, ma anche quell’aria da Tom Waits che dà alle sue melodie il peso dell’alba, quando la città non è più la stessa. Non è un cantautore che si ferma all’intimo; le sue canzoni chiedono di essere viste, non solo ascoltate, come se ogni strofa portasse con sé un costume e un gesto.

Nel 1990, con All'una e trentacinque circa, pubblicò il suo primo disco e vinse una Targa Tenco come miglior esordiente. Ma fu nel 1996 che il gioco divenne serio: Il ballo di San Vito non è un album, disse lui stesso, ma una storia. Brani come Accolita dei rancorosi —tratto da un libro di John Fante— o L'affondamento del Cinastic —sulla scomparsa di un caffè letterario a Milano— mescolano letteratura e musica con una naturalezza che pochi osano. Quel disco lo portò a Parigi nel 1995, dove esaurì i biglietti al Theatre de la Ville, e da allora il suo nome smise di essere un segreto tra chi cercava qualcosa di più dei soliti accordi orecchiabili.

1 Album
13 Canzoni
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1 album · 2006

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Biografia

Con Camera a sud (1994) aveva già chiarito che il cinema era un altro dei suoi territori. Che coss'è l'amor fu inserito nella colonna sonora de L'ora di religione di Marco Bellocchio, e Zampanò rendeva omaggio a La strada di Fellini. Ma fu in Canzoni a manovella (2000) che il surrealismo prese il sopravvento: testi teatrali, strumenti giocattolo e collaborazioni come quella con Pascal Comelade gli diedero un’aria da fiera abbandonata. Nel frattempo, nel 1998, Liveinvolvo catturò la sua energia dal vivo, con un nuovo brano, Scatà Scatà, che divenne la sigla di un programma di Paolo Rossi. E se nel 2003 la CGD pubblicò L'indiscreto, un’antologia, non fu un caso: a quel punto, Capossela aveva già vinto sei Targhe Tenco e un premio alla carriera, ma restava quel tipo d’artista che preferisce un tutto esaurito in un piccolo teatro a uno stadio vuoto.

Dati

Nascita
14 dic 1965
Paese
🇮🇹 Italia
Genere
Folk

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