Inizio · Canzoni · Vinicio Capossela · Ovunque proteggi
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Dall'album
Ovunque proteggi
Vinicio Capossela · 2006 · Track 13
Dati
La storia dietro
Questa canzone non assomiglia al resto di Ovunque proteggi. Non è solo per l'aria misteriosa che trascina dal primo accordo di piano, ma perché in quei sei minuti e passa c'è qualcosa che non si ripete nel disco: una melodia che si insinua nell'orecchio come un incantesimo e un testo che sembra scritto in codice. Non è la canzone più corta dell'album, ma una di quelle che occupano più spazio nella testa. Registrata presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani durante il 2005, suona come un luogo in cui il tempo si dilata, come se ogni nota dovesse respirare prima di proseguire. La sua presentazione ufficiale nel gennaio 2006 presso la Chiesa di San Carpoforo a Milano fece subito capire che non si trattava di un disco qualsiasi: sei anni dopo Canzoni a manovella, il salto era radicale.
Il brano nacque in un momento in cui Vinicio Capossela non era più solo un artista di culto nei circuiti underground dell'Emilia e della Romagna, ma qualcuno che aveva trovato nella sua terra d'origine, l'Irpinia, un paesaggio emotivo che lo avrebbe segnato per sempre. La canzone fu registrata in uno studio prestato, tra mura che probabilmente avevano visto passare più di un esperimento sonoro, e uscì con una texture che non somigliava a nulla di ciò che aveva fatto prima. Non è difficile capire perché Rolling Stone Italia l'abbia inclusa tra i cento dischi italiani più importanti di sempre: nei suoi sei minuti e quindici secondi si respira un'atmosfera che non si esaurisce. Il Targa Tenco del 2006 come miglior album e il secondo posto nella classifica di Mojo nel 2007, dietro Savane di Ali Farka Touré, non fecero altro che confermare ciò che molti già intuivano: qui c'era qualcosa che non rientrava nei canoni dell'epoca.