Inizio · Artisti · Franco Battiato

Riposto, Italia · 1945 — presente

Franco Battiato

Franco Battiato non fu un artista che rimase ancorato a un solo suono. Dai suoi esordi nei cabaret milanesi fino agli esperimenti con l'elettronica e la musica colta, la sua opera cercò sempre di superare i confini. Negli anni Sessanta, quando il folk di protesta e la canzone romantica dominavano la scena italiana, lui già mescolava chitarre acustiche con arrangiamenti barocchi in locali come il Club 64, dove condivideva il palco con figure come Giorgio Gaber. Ma la cosa più curiosa è che, in quel periodo, le sue canzoni non erano originali: proponeva versioni di temi siciliani con un’aria *falsamente etnica* per aprire gli spettacoli, finché Gaber gli suggerì di usare solo il nome di battesimo —Franco— per evitare confusioni con un altro esordiente, Francesco Guccini. Nacque così lo pseudonimo che lo avrebbe accompagnato per sempre.

La svolta arrivò alla fine degli anni Sessanta, quando abbandonò il folk di protesta e firmò con la Philips. Registrò due brani che la casa discografica olandese pubblicò solo nel 1971 —Vento caldo e Marciapiede—, ma fu È l'amore (1969) a lasciar intravedere il suo futuro: un pianoforte classico e una voce rotta che già annunciavano la sua ossessione per fondere il popolare con il colto. Nello stesso anno, la sua partecipazione al Disco per l'estate con Bella ragazza —insieme a una allora sconosciuta Fiorella Mannoia— lo consacrò come un nome da seguire, anche se lui già progettava qualcosa di diverso.

1 Album
7 Canzoni
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Canzoni essenziali

1 album · 1981

Discografia completa

Condividono scena, decennio e ossessioni

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Gli anni Settanta furono il suo laboratorio. Con Fetus (1972) e Pollution (1973), sotto l’etichetta Bla-Bla, esplorò il rock psichedelico e l’elettronica più radicale, con copertine censurate e collaborazioni come quella di Juri Camisasca in Arrow Head. Ma fu nel 1977, con L'Egitto prima delle sabbie, che portò l’esperimento all’estremo: un unico accordo di pianoforte ripetuto per tutta la durata del brano, che gli valse il Premio Stockhausen per la musica contemporanea. Poi, negli anni Ottanta, fece il grande salto con La voce del padrone (1981), un disco che vendette milioni e dimostrò che l’*inaccessibile* poteva essere popolare senza perdere profondità. In seguito, con Giusto Pio e il filosofo Manlio Sgalambro, approfondì sonorità orientali e testi pregni di misticismo, come in Messa arcaica (2008).

Dati

Nascita
23 mar 1945
Paese
🇮🇹 Italia
Genere
Experimental

Influenze

GI Georges Ivanovič Gurdjieff