Inizio · Artisti · Stevie Wonder

🇺🇸 Stati Uniti · 1961–presente

Stevie Wonder

Ciò che definisce Stevie Wonder non è solo la sua voce, ma il modo in cui la musica scorre attraverso di lui senza mediazioni. Fin dai suoi primi anni alla Motown, il suo modo di suonare il piano, l’armonica o il basso non seguiva regole prestabilite: erano suoni che nascevano direttamente dalla sua intuizione, senza correzioni né filtri. Negli 70, quando l’R&B suonava ancora come formule ripetute, lui gli diede una svolta inaspettata incorporando sintetizzatori e tastiere in Music of My Mind e Talking Book, due dischi che infransero lo stampo dell’epoca. Non fu solo un cambio di strumenti, ma di mentalità: Wonder dimostrò che un album poteva essere un universo completo, in cui ogni nota, ogni silenzio, aveva uno scopo. La sua cecità non fu un limite, ma il motore di una creatività che ascoltava il mondo su livelli che altri non percepivano.

Il momento in cui la sua carriera fece un salto definitivo arrivò nel 1973, ma non per un successo commerciale, bensì per un incidente. Dopo essersi schiantato contro un camion in California, rimase in coma per giorni e, sebbene sia sopravvissuto, perse per sempre l’olfatto. La cosa curiosa è che, lungi dal frenarlo, quel colpo sembra aver accelerato il suo genio. L’anno successivo pubblicò Innervisions, un disco che non solo vinse il Grammy come miglior album, ma ridefinì ciò che il soul poteva essere: crudo, politico e tecnicamente impeccabile. Seguirono Fulfillingness’ First Finale nel 1974 e, nel 1976, Songs in the Key of Life, un’opera così densa e personale da restare impossibile da imitare. Fu il primo artista nero a vincere il Grammy come miglior album per tre volte consecutive, un traguardo che nessun altro ha raggiunto.

1 Album
21 Canzoni
4M Ascoltatori/mese

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1 album · 1976

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Negli 80, Wonder non era più solo un musicista, ma una presenza culturale. Brani come Ebony and Ivory con Paul McCartney o I Just Called to Say I Love You —che raggiunse il numero uno nel 1984— lo tennero in cima alle classifiche, ma usò anche la sua fama per cause più grandi. Campagne come quella che promosse per dichiarare il compleanno di Martin Luther King Jr. festa nazionale negli Stati Uniti mostrarono che la sua musica aveva un peso oltre i palchi. Hotter Than July (1980), il suo primo disco a entrare nella top five della Billboard 200, fu un riflesso di quella miscela tra successo commerciale e messaggio sociale. Persino nel 2005, con A Time to Love, dimostrò che la sua capacità di connettersi con il pubblico restava intatta, questa volta con un album che lo riportò tra i cinque più ascoltati.

Oggi, con oltre cento milioni di dischi venduti e venticinque Grammy, ciò che più colpisce del suo lascito non sono i record, ma come sia riuscito a far sì che la tecnologia —sintetizzatori, drum machine, studi di registrazione— suonasse umana. Non fu un pioniere per aver usato nuovi strumenti, ma per aver fatto sì che quegli strumenti parlassero con la stessa onestà della sua armonica o della sua voce. E sebbene il tempo sia passato, resta quel musicista che, quando suona, sembra non aver bisogno di nient’altro che dello strumento e del suo istinto.

Dati

Nacimiento
13 may 1950
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
contemporary r&b

Premi e riconoscimenti

  • Grammy
  • Grammy alla carriera

Etichette discografiche

So What the Fuss Records

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