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Buenos Aires, Argentina · 1914 — presente

Aníbal Troilo

Il suono di Aníbal TroiloPichuco per chi lo conobbe— è quell’aria che si insinua tra le note del bandoneón e rimane incollata nel petto. Non è solo lo strumento a definire la sua musica, ma il modo in cui lo fa parlare: con un fraseggio che sembra respirare, con silenzi che pesano più delle melodie. La sua orchestra non era un insieme di musicisti che suonavano, ma un organismo vivo in cui ogni parte —dal contrabbasso alla voce— si muoveva nello stesso ritmo, anche se quel ritmo non era mai prevedibile. Lo registrarono dal vivo molte volte, senza ritocchi in studio, ed è lì la chiave: in quelle prese in cui l’errore e la perfezione si mescolano senza che si possa distinguerli. Il pubblico dell’epoca lo chiamava “a la parrilla” quando un’orchestra improvvisava senza spartito, ma nel suo caso quella libertà non era disordine: era il modo in cui il tango suonava come un dialogo spontaneo, come se ogni brano nascesse nel preciso istante in cui il pubblico lo ascoltava.

Troilo non arrivò al suo stile da un giorno all’altro. Prima di formare la sua orchestra nel 1937, passò per mezza dozzina di formazioni, dal sestetto di Elvino Vardaro alle orchestre di Juan D’Arienzo o Ángel D’Agostino. Ognuna gli lasciò qualcosa: da Ciriaco Ortiz imparò l’importanza del contrappunto; da Osvaldo Pugliese, la rigidità ritmica che poi avrebbe ammorbidito con il suo stile. Ma fu negli anni quaranta che il suo suono trovò la strada definitiva. Con Francisco Fiorentino al microfono, registrò versioni di Tinta verde e Toda mi vida che ancora oggi suonano fresche: arrangiamenti semplici in apparenza, ma con una dinamicità così chiara che ogni strumento sembra avere il suo spazio per respirare. Non erano brani da ascoltare in silenzio, ma da ballare in una sala dove il fumo delle sigarette si mescolava all’odore di caffè delle prime ore dell’alba.

Tango 1910s
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1 album · 2004

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Biografia

Nel 1953, mentre continuava a guidare la sua orchestra, formò un duo con il chitarrista Roberto Grela che in seguito sarebbe diventato il Cuarteto Troilo-Grela. Era un’altra sfaccettatura della sua musica, più intima, in cui il bandoneón e la chitarra si intrecciavano come due voci che si sfidano. Ma la sua opera più personale arrivò nel 1968, quando abbandonò il formato grande e formò il suo quartetto. Qui non era più il direttore che segnava il tempo, ma il musicista che si lasciava trasportare dal momento, come in Responso, un brano che compose alle quattro del mattino dopo la morte del suo amico Homero Manzi. Lo scrisse mentre in casa sua continuavano a giocare a baccarà, come se le note sgorgassero da sole da un dolore che non poteva tacere. Registrò anche Sur e El motivo insieme a Astor Piazzolla, due bandoneón che dialogano in un linguaggio che entrambi capivano senza bisogno di parole. Morì nel 1975, ma nelle sue registrazioni rimane vivo quel modo di suonare che fece sì che il tango smettesse di essere solo musica per diventare qualcosa di più: una confessione che si ascolta tra le righe.

Dati

Nacimiento
11 jul 1914
País
🇦🇷 Argentina
Género
Tango

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