Inizio · Canzoni · Aníbal Troilo · Una carta
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Dall'album
Yo soy el tango - 1941
Aníbal Troilo · 2004 · Track 9
Dati
La storia dietro
Ciò che più colpisce nell’ascoltare Una carta è quel bandoneón che sembra scrivere direttamente sul pentagramma. Il brano dura meno di tre minuti, ma in quel breve tempo lo strumento non si limita ad accompagnare: porta avanti la melodia come se ogni nota fosse una riga d’inchiostro su un foglio. Non ci sono abbellimenti superflui, solo frasi brevi che si ripetono con una cadenza che ricorda una conversazione intima, come se il musicista stesse dettando ogni parola all’ascoltatore. Questo gioco tra il scritto e il musicale è ciò che fa sì che, ancora oggi, nell’ascoltarla, si abbia la sensazione di decifrare un messaggio personale.
Il brano nacque in un periodo in cui Troilo aveva già lasciato i bar dell’Abasto per trasferirsi nel Recoleta. Viveva in Soler 3280, tra Gallo e Agüero, e sebbene la sua vita fosse cambiata, il suo suono rimaneva ancorato a quella Buenos Aires che lo aveva visto crescere. Registrò Una carta nel 1975, lo stesso anno in cui il mondo del tango perse una delle sue grandi figure di riferimento. Non ci sono registri che la pezzo fosse stata pensata per un album specifico, ma la sua struttura breve e diretta suggerisce che sia nata come un appunto rapido, quasi come quei bozzetti che i musicisti tengono in un cassetto. Il curioso è che, nonostante la sua apparente semplicità, il brano riuscì a inserirsi nel repertorio di diverse orchestre, come se quel bandoneón, suo protagonista, portasse con sé qualcosa di più di una melodia: portasse una storia incompiuta.