La storia dietro
Cordón de oro, secondo DoReSol
Cordón de oro suona come quel tango che si ascolta in un angolo di Buenos Aires e all’improvviso ci si ritrova a ballare senza accorgersene. Ha quell’aria di milonga che ti prende fin dalle prime battute, come se l’accordion di Aníbal Troilo —Pichuco— stesse raccontando una storia che già conosciamo, ma che si rinnova sempre. Non è il tipico tango da sala da ballo: qui il ritmo si allunga, si contrae, gioca con i silenzi come se sapesse che l’ascoltatore vorrà fischiettarlo il giorno dopo.
Fu registrato nel 1975, lo stesso anno in cui Troilo smise di suonare per sempre. Non ci sono tracce di prove o aggiustamenti dell’ultimo momento: il disco fu assemblato in fretta, con quella urgenza che a volte accompagna le opere che sanno di non poter durare. L’accordion suona più cupo del solito, come se il peso degli anni si fosse insinuato tra le note. E quel titolo, Cordón de oro, non è casuale: evoca qualcosa di prezioso ma fragile, come un dettaglio che sfugge tra le dita ma rimane impresso nella memoria.
Dall'album
Yo soy el tango - 1941
Aníbal Troilo · 2004 · Track 13
Dati