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The Composer of Desafinado, Plays 1963
Album · di Antonio Carlos Jobim ↗ Vai all'artista

The Composer of Desafinado, Plays

The Composer of Desafinado, Plays arrivò nel 1963 con un suono che già sapeva di futuro. Registrato a New York, questo disco catturò quella miscela tra la dolcezza del samba carioca e le armonie pulite del cool jazz che Tom Jobim andava delineando da anni. Non era solo un altro album: era la prova che la musica brasiliana poteva dialogare con il jazz senza perdere la propria essenza, usando arrangiamenti che sembravano di pianoforte da salotto e chitarra acustica nello stesso momento. La copertina, con Jobim in primo piano e quella luce tenue che avvolgeva tutto, già preannunciava ciò che sarebbe venuto dopo: melodie che rimanevano in testa come un tramonto a Ipanema.

Anno
1963
Canzoni
12
Durata
34 min 48 seg

Sull'album

The Composer of Desafinado, Plays, secondo DoReSol

Tra le sue dodici canzoni, tre spiccano per come condensano lo stile che avrebbe poi definito la bossa nova. The Girl From Ipanema, scritta con Vinicius de Moraes, è quella che tutti riconoscono all’istante, ma in questo disco suona diversa: meno commerciale, più intima, come se Jobim avesse lasciato che il pianoforte respirasse tra una nota e l’altra. Corcovado e Desafinado completano il trio con quella cadenza che sembra muoversi senza fretta ma senza sosta, come il ritmo di un samba che si dissolve in accordi jazz. Il curioso è che, sebbene l’album sia stato registrato lontano da Rio, l’aria della città — quel calore umido, le lunghe ombre sulla spiaggia — si insinua in ogni brano.

La ricezione fu immediata negli Stati Uniti, dove il disco divenne un ponte tra due mondi musicali. Non ci volle molto per arrivare nelle classifiche, e sebbene non ci fossero premi o record da strombazzare ai quattro venti, la sua influenza fu rapida: i musicisti jazz iniziarono a reinterpretare questi brani, e all’improvviso il samba non era più solo roba del Brasile. Registrato in tre sessioni con attrezzature prestate, il disco suona come se ogni strumento fosse stato accordato a mano, senza correzioni dell’ultimo momento. Questo sì, non tutto fu perfezione: alcune take presentavano piccoli errori di tempo, ma proprio quei dettagli gli diedero un’aria più umana, come se Jobim avesse preferito l’emozione alla precisione.

Discografia

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