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La storia dietro

O morro, secondo DoReSol

Il morro non è solo un'altra canzone nel catalogo di Jobim; è un piccolo universo in cui il cool jazz e la samba si incontrano senza forzature. Sembra un tramonto a Rio, ma con quell'eleganza contenuta che Jobim sapeva sempre imprimere al ritmo. Qui non c'è fretta: il piano entra con una melodia che si dondola tra nostalgia e calma, mentre la chitarra disegna linee sottili, quasi stesse tracciando il profilo di una collina. La cosa più curiosa è che, nonostante la sua apparente semplicità, il brano nasconde un gioco armonico che ricorda gli accordi impressionisti di Debussy, senza mai perdere di vista il ritmo sincopato che gli conferisce quell'aria così tipicamente brasiliana.

Fu registrato nel 1994, in un periodo in cui Jobim aveva già definito per decenni il suono della bossa nova. A quel punto, il suo nome era sinonimo di eleganza musicale, ma anche di quella capacità di fondere tradizioni senza risultare forzato. Il brano fa parte di Amor, il suo ultimo album, e sebbene non sia stato quello dal maggiore impatto commerciale, è un esempio perfetto di come lui riuscisse a rendere il complesso naturale. La voce di Jobim, sempre intima e leggermente roca, gli conferisce un tocco personale che invita ad ascoltare ogni nota come se fosse la prima volta. Non ci sono esagerazioni qui: solo un piano, una chitarra e quella melodia che sembra scorrere senza sforzo, come l'acqua di un fiume che scende dolcemente lungo la montagna.

Dall'album

The Composer of Desafinado, Plays

The Composer of Desafinado, Plays

Antonio Carlos Jobim · 1963 · Track 2

Dati

Durata3:20
AlbumThe Composer of Desafinado, Plays
Anno1963