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The Composer of Desafinado, Plays

di Antonio Carlos Jobim · Album The Composer of Desafinado, Plays

Insensatez

Durata 2:52

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La storia dietro

Insensatez, secondo DoReSol

La prima volta che ho ascoltato Insensatez, sono rimasto catturato da quell’arpeggio iniziale che si intreccia come un sussurro. Jobim lo costruì su una base che sembra tratta da un preludio di Chopin in mi minore, ma con una svolta brasiliana che lo rende inconfondibile. La melodia procede con quella cadenza di bossa nova che Jobim padroneggiava come nessun altro, dove ogni nota suona sia complicità che disinganno allo stesso tempo. Non è solo una canzone: è un dialogo tra tristezza ed eleganza, in cui il testo di Vinícius de Moraes —che in portoghese parla di insensatez come quella cecità che ci porta a ripetere gli errori— si fonde con l’armonia senza che si riesca a capire bene dove una finisce e l’altra inizia.

Fu registrata nel 1963 per l’album The Composer of Desafinado, Plays, sotto l’etichetta Verve e con Creed Taylor alla produzione. Durava poco meno di tre minuti, ma quei secondi furono sufficienti perché diventasse uno standard del jazz e della bossa nova. Jobim la registrò anni dopo con Sting nel 1994 per il suo ultimo disco, Antônio Brasileiro, ma la versione originale rimane quella che meglio conserva quell’aria di sofisticazione contenuta. Norman Gimbel le diede il testo in inglese —How Insensitive— e così la canzone varcò i confini senza perdere la sua essenza: una melodia che suona come un caffè a Copacabana e le notti a New York, dove i musicisti del cool jazz la adottarono come propria. La ascoltarono Andy Williams, Frank Sinatra, Vikki Carr e persino Sting, ma sempre con la stessa sensazione che, alla fine, la insensatez non è solo il titolo, ma il motore della canzone.

Dall'album

The Composer of Desafinado, Plays

The Composer of Desafinado, Plays

Antonio Carlos Jobim · 1963 · Track 6

Dati

Durata2:52
AlbumThe Composer of Desafinado, Plays
Anno1963