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La storia dietro
It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry, secondo DoReSol
Ci sono canzoni che, quando suonate, ti invitano a sentire una tranquilla rassegnazione, quasi come se il mondo si fermasse per un istante. *It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry* è una di queste. Non ha l'urgenza di altri brani dell'epoca, ma piuttosto una sensazione di essere un po' stanchi del mondo, senza perdere la calma. Il testo, che mescola versi di vecchie canzoni blues con le idee di Bob Dylan, suggerisce una certa frustrazione, persino con sfumature di malizia, che egli riprenderà in altre composizioni in seguito.
Questo pezzo fu registrato il 29 luglio 1965, negli studi della Columbia a New York, lo stesso giorno in cui furono registrati altri brani come *Positively 4th Street* e *Tombstone Blues*. La base ritmica è segnata da una batteria con un pulsare rilassato e un ritmo che scivola, per gentile concessione di Bobby Gregg. A ciò si aggiunge un pianoforte con un'aria da barrelhouse, un basso con carattere interpretato da Harvey Brooks, la chitarra elettrica di Mike Bloomfield e un'armonica dal suono piuttosto particolare. Il risultato è un blues con sfumature elettriche, una delle tre incursioni in questo genere all'interno dell'album *Highway 61 Revisited*, insieme a *From a Buick 6* e *Just Like Tom Thumb's Blues*.
Curiosamente, esiste una versione precedente di questa canzone, che aveva persino un altro titolo: *Phantom Engineer*. Quella take, registrata il 15 giugno 1965, proprio quando si iniziava a lavorare a *Like a Rolling Stone*, ha un ritmo più veloce e alcuni testi diversi. Diverse take di quella sessione possono essere ascoltate in raccolte come *The Bootleg Series Volumes 1–3 (Rare & Unreleased) 1961–1991*. La versione che alla fine è finita su *Highway 61 Revisited*, pubblicata il 30 agosto 1965, è quella che si è consolidata, ed è stata prodotta da Bob Johnston.
Dall'album
Highway 61 Revisited
Bob Dylan · 1965
Dati
Crediti
Testo Bob Dylan
Musica Bob Dylan