Inizio · Artisti · The Verve

🇬🇧 Regno Unito · 1989 — presente

The Verve

The Verve suonano come un viaggio che inizia in un seminterrato umido e finisce in uno stadio gremito di gente che canta all’unisono. La loro musica non sta mai ferma: si allunga, si contrae, respira tra note lunghe e distorsioni che sembrano cadere dal cielo. Il chitarrista Nick McCabe intrecciava riff che si avvinghiavano come edere, mentre Richard Ashcroft cantava con una voce che passava da sussurri a urla senza preavviso, come se il microfono fosse vivo. Nei primi anni, il suono era denso, quasi onirico, con chitarre che fluttuavano su basi ritmiche che si muovevano al loro ritmo. Non cercavano di suonare come nessun altro: volevano che ogni canzone respirasse da sola, anche se questo li portava a suonare in locali dove la gente non sapeva nemmeno che stavano inventando qualcosa di nuovo.

Il momento in cui tutto cambiò fu quando lasciarono il nome Verve —sì, come la casa discografica jazz— per diventare The Verve. Fu un aggiustamento legale, ma anche sonoro: avevano bisogno di spazio per crescere senza che nessuno gli dicesse come suonare. Nel 1993 pubblicarono A Storm in Heaven, il loro primo disco, registrato con John Leckie ai controlli. L’album non vendette moltissimo, ma chi lo ascoltò rimase folgorato. "Blue" raggiunse il 69º posto nel Regno Unito, ma nelle classifiche indipendenti salì fino al secondo. La band già suonava con band come Oasis ai loro esordi, quando questi non erano ancora famosi, e arrivarono persino a supportare Smashing Pumpkins in Europa. Il tour negli Stati Uniti, invece, li distrusse quasi: Ashcroft finì in ospedale per disidratazione e Salisbury in una cella del Kansas dopo aver distrutto una stanza d’albergo in preda a un delirio.

1 Album
13 Canzoni
3,4M Ascoltatori/mese

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1 album · 1997

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Poi arrivò A Northern Soul nel 1995, un disco che suonava più oscuro, come se avessero attraversato una tempesta. Ma fu nel 1997 che Urban Hymns li catapultò al successo. Da un giorno all’altro, "Bitter Sweet Symphony" divenne un inno: l’orchestrazione grandiosa, il campionamento che non sembra rubato, la batteria che batte come un cuore stanco. "The Drugs Don’t Work" suonava come una confessione in un confessionale vuoto, e "Lucky Man" aveva quella malinconia che si capisce solo dopo averla ascoltata tre volte di seguito. Nel 1998 vinsero due Brit Awards, incluso Miglior Gruppo Britannico, e finirono perfino in copertina su Rolling Stone. Ma il successo li soffocò: le tensioni tra Ashcroft e McCabe, i problemi con la droga e le cause legali li portarono a separarsi nel 1999. Ashcroft arrivò a dire che era più probabile che i quattro Beatles si riunissero che loro tornassero insieme.

Otto anni dopo, nel 2007, tornarono. Forth uscì nel 2008 con "Love Is Noise", una canzone che suonava come nostalgia travestita da festa. Ma le ferite non si erano rimarginate: nel 2009 si separarono per la terza volta. Eppure, il loro lascito rimase segnato da quegli anni in cui il rock britannico suonò più grande che mai. Non furono perfetti, né stabili, ma quando suonavano, il mondo sembrava fermarsi per un secondo ad ascoltarli.

Dati

Nascita
1 gen 1989
Paese
🇬🇧 Regno Unito
Genere
Britpop

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