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Parachutes 2000
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Parachutes

Il suono di Parachutes nacque tra demo e aggiustamenti in studi presi in prestito, con la band che cercava un equilibrio tra l’energia grezza dei loro primi concerti e la chiarezza di un disco che ancora non esisteva. Registrato tra la fine del 1999 e maggio del 2000 in luoghi come gli studi Rockfield in Galles o Parr Street a Liverpool, l’album cattura quel momento in cui i Coldplay passarono dal suonare in stanze piccole a lavorare in sale con tre cabine separate, usando attrezzature che in molti casi erano prestate. La produzione, guidata da Ken Nelson — tranne per "High Speed", realizzata con Chris Allison —, mescolò chitarre pulite con atmosfere che sarebbero diventate un marchio del loro suono futuro. Il risultato fu un disco in cui l’intimo e l’espansivo convivevano: dal loop di batteria quasi ipnotico di "Don’t Panic" al crescendo emotivo di "Yellow", ogni canzone sembrava progettata per suonare allo stesso modo sia in un piccolo altoparlante che in una sala grande.

Anno
2000
Canzoni
10
Durata
38 min 0 seg
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Sull'album

Parachutes, secondo DoReSol

"Yellow" non era nei piani quando la band iniziò a registrare. Secondo Allison, in una delle prime sessioni agli Orinoco Studios, Chris Martin non l’aveva ancora scritta; il brano arrivò mesi dopo, quando il gruppo aveva già cambiato produttore e approccio. Nelson, entrato nel progetto dopo aver ascoltato "Bigger Stronger" in una demo, ricorda che la band arrivò a Liverpool con idee disperse, ma in poche settimane trovarono una direzione. Il missaggio finale, realizzato da Michael Brauer a New York per quasi tutte le canzoni (tranne "High Speed", mixata da Allison), rafforzò quell’aura eterea: chitarre che svaniscono, voci che fluttuano su basi ritmiche quasi minimaliste. "Trouble" e "Shiver" completarono il quartetto di singoli, ma fu "Sparks" — con la sua struttura ripetitiva e quel assolo di chitarra che si insinua al secondo minuto — a trovare, decenni dopo, nuova vita online.

Il disco arrivò nei negozi a luglio del 2000 nel Regno Unito e a novembre negli Stati Uniti, ma il suo impatto non fu immediato: nella classifica Billboard 200 debuttò alla posizione 51 e impiegò mesi per prendere slancio. Tuttavia, nel loro paese natale raggiunse il primo posto e vi rimase, aiutato da tournée che li portarono a suonare in piccoli stadi prima di riempire spazi più grandi. Entro il 2002 aveva già vinto un Grammy come miglior album alternative e un Brit Award come miglior album britannico, riconoscimenti arrivati dopo che le vendite superarono i 17 milioni in tutto il mondo. Oggi, con oltre due decenni alle spalle, resta il tipo di album che suona fresco tanto in un walkman quanto in una playlist moderna: un debutto che non cercava di essere perfetto, ma onesto.

Discografia

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