10 canzoni
Sull'album
Parachutes, secondo DoReSol
"Yellow" non era nei piani quando la band iniziò a registrare. Secondo Allison, in una delle prime sessioni agli Orinoco Studios, Chris Martin non l’aveva ancora scritta; il brano arrivò mesi dopo, quando il gruppo aveva già cambiato produttore e approccio. Nelson, entrato nel progetto dopo aver ascoltato "Bigger Stronger" in una demo, ricorda che la band arrivò a Liverpool con idee disperse, ma in poche settimane trovarono una direzione. Il missaggio finale, realizzato da Michael Brauer a New York per quasi tutte le canzoni (tranne "High Speed", mixata da Allison), rafforzò quell’aura eterea: chitarre che svaniscono, voci che fluttuano su basi ritmiche quasi minimaliste. "Trouble" e "Shiver" completarono il quartetto di singoli, ma fu "Sparks" — con la sua struttura ripetitiva e quel assolo di chitarra che si insinua al secondo minuto — a trovare, decenni dopo, nuova vita online.
Il disco arrivò nei negozi a luglio del 2000 nel Regno Unito e a novembre negli Stati Uniti, ma il suo impatto non fu immediato: nella classifica Billboard 200 debuttò alla posizione 51 e impiegò mesi per prendere slancio. Tuttavia, nel loro paese natale raggiunse il primo posto e vi rimase, aiutato da tournée che li portarono a suonare in piccoli stadi prima di riempire spazi più grandi. Entro il 2002 aveva già vinto un Grammy come miglior album alternative e un Brit Award come miglior album britannico, riconoscimenti arrivati dopo che le vendite superarono i 17 milioni in tutto il mondo. Oggi, con oltre due decenni alle spalle, resta il tipo di album che suona fresco tanto in un walkman quanto in una playlist moderna: un debutto che non cercava di essere perfetto, ma onesto.
Discografia