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La storia dietro
Rip It Up, secondo DoReSol
In Rip It Up il saxofono irrompe come un lampo prima che Little Richard lasci volare la sua voce su un ritmo che sembra accelerare da solo. La canzone non chiede permesso: attacca dal primo accordo e non allenta la presa fino a quando l’ultimo colpo di batteria svanisce. Il brano dura due minuti e venti secondi, ma in quel tempo contiene più idee di molte canzoni di tre minuti. Il dettaglio che spicca di più è il solo di saxofono tenore, eseguito da Lee Allen, che si insinua tra i versi come un ospite inatteso che ruba la scena senza scusarsi. Non è un ornamento: è parte essenziale del DNA del brano, quel suono che fa sentire a chi lo ascolta l’impulso di muovere i piedi anche da seduto.
La registrazione nacque nello J&M Recording Studio di New Orleans, per mano di Cosimo Matassa, un luogo in cui il rock and roll si fuse per sempre con il rhythm and blues. Il brano fu pubblicato nel giugno 1956 sotto l’etichetta Specialty Records, con Ready Teddy sul lato B, e salì rapidamente in classifica. Raggiunse la prima posizione nella Billboard Rhythm & Blues Records e il numero 17 nella Billboard Hot 100, mentre nel Regno Unito arrivò al trentunesimo posto. Non fu solo un successo negli USA: versioni successive, come quella dei Bill Haley & His Comets, raggiunsero anch’esse le prime posizioni nelle classifiche internazionali. Addirittura Elvis Presley decise di registrarla nello stesso anno, anche se la sua versione non ebbe lo stesso impatto nelle classifiche. Il brano fece anche una comparsata nel documentario Make It Funky! del 2005, dove Earl Palmer lo interpreta con Ivan Neville come cantante ospite, in omaggio alla scena musicale di New Orleans.
Dall'album
Here’s Little Richard
Little Richard · 1957 · Track 10
Dati