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La storia dietro
Tutti Frutti, secondo DoReSol
Tutti Frutti si apre con un grido che non sembra parole, ma un rullo di tamburi trasformato in suono: "A wop bop alu bop, a wop bam boom!". Quella esplosione vocale quasi onomatopeica non era un espediente casuale. Secondo Little Richard, gli venne mentre lavava pentole in un ristorante, come se il ritmo del suo lavoro si fosse insinuato nella canzone. Il curioso è che quell’inizio non solo definì il suo stile, ma divenne un modello per il rock che stava per nascere: energia pura, volume alto e un ritmo che oscillava tra il selvaggio e il ballabile.
La registrazione originale del 1955 non mirava a perfezionare dettagli, ma a catturare quell’esplosione. Il risultato fu un brano di 4:11 che, decenni dopo, la rivista Mojo posizionò al primo posto della sua lista "100 canzoni che hanno cambiato il mondo", descrivendolo come "il suono della nascita del rock and roll". Nel 2010, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti lo aggiunse al Registro Nazionale delle Registrazioni, sottolineando la sua "vocalizzazione unica su un ritmo irresistibile". E nel 2012, Rolling Stone lo definì "il testo rock più ispiratore mai registrato", citando quella stessa sequenza di sillabe come esempio. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che rende speciale Tutti Frutti è come abbia condensato in tre minuti ciò che il rhythm & blues non osava ancora gridare: che la musica poteva essere caotica, liberatoria e, soprattutto, ballabile senza scuse.
Dall'album
Here’s Little Richard
Little Richard · 1957 · Track 1
Dati