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La storia dietro
True Fine Mama, secondo DoReSol
La prima volta che ascolti True Fine Mama, ciò che ti colpisce di più è quel pianoforte inarrestabile, che salta tra le note come se avesse fretta di raggiungerle tutte. Little Richard non canta: urla, ride, sfida il ritmo con una voce che sembra fatta di sabbia ed elettricità. Il brano dura due minuti e mezzo, ma in quel tempo rende chiaro che il rock and roll non era solo un genere musicale, ma un grido di libertà. Non ci sono fronzoli qui: il suono è grezzo, diretto, come se la band fosse entrata in studio senza preavviso e il brano fosse venuto fuori da solo.
Little Richard — o Richard Wayne Penniman, come riporta il suo certificato di nascita — aveva già lasciato il segno nel rock con brani come Tutti Frutti e Long Tall Sally, ma in True Fine Mama si nota qualcosa di diverso: il pianoforte non suona come accompagnamento, ma come il motore che trascina tutto. La registrazione uscì nel 1951, in piena effervescenza di uno stile che ancora non aveva un nome ma già infiammava le sale. Penniman si muoveva nel circuito da anni, influenzato dal jump blues di Billy Wright, ma qui si percepisce già il suo marchio personale: quella miscela di gospel, urla e pianoforte che in seguito sarebbe diventata la cifra distintiva del rock and roll. Il brano, con i suoi due minuti e quarantatré secondi, è un esempio perfetto di come un artista possa condensare anni di energia in meno di tre minuti.
Dall'album
Here’s Little Richard
Little Richard · 1957 · Track 2
Dati