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Doolittle

di Pixies · Album Doolittle

Here Comes Your Man

Durata 3:21

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Dall'album

Doolittle

Doolittle

Pixies · 1989 · Track 5

Dati

Duración3:21
ÁlbumDoolittle
Año1989
ISRCGBAFL9700090

La storia dietro

La prima volta che Here Comes Your Man risuona, il basso e la batteria entrano come un treno che non si ferma. Non c’è una lunga introduzione né abbellimenti: solo quel riff di chitarra che si ripete, pulito e appiccicoso, mentre la voce di Black Francis avanza con un testo che sembra strappato da un sogno febbrile. L’accordo che apre la canzone — lo stesso che Jimi Hendrix usava in Purple Haze — le conferisce un’aria di familiare ingannevole, come se l’avessi già sentita ma senza sapere bene da dove. La mescolanza tra acustico ed elettrico, quel gioco tra il morbido e l’abrupto, è ciò che rende il brano unico in Doolittle, l’album in cui rimane intrappolato tra canzoni più oscure ed sperimentali.

La canzone fu scritta quando Black Francis aveva quattordici o quindici anni, ma i Pixies la rifiutarono più volte nei primi anni. Nel 1987, quando registrarono la demo The Purple Tape, il brano era già lì, ma il gruppo lo vedeva come “la canzone di Tom Petty” — troppo pop, troppo diretta per un suono che cercava di rompere con il convenzionale. Il produttore Gil Norton fu colui che insistette per registrarla per Doolittle, anche se lo stesso Francis ammise che inizialmente gli dava imbarazzo includerla. Durante le sessioni agli Downtown Recorders e Carriage House (Boston e Stamford, tra ottobre e novembre 1988), il chitarrista Joey Santiago raddoppiò il riff su una Rickenbacker a 12 corde e una Telecaster, creando quel contrasto tra cristallino e ruvido che definisce il brano. Il risultato fu un singolo che, contro ogni pronostico, raggiunse la terza posizione nella Billboard Modern Rock Tracks nel 1989 e che, decenni dopo, la Independent Singles Chart britannica incoronò come numero uno. Nel 2019, la Recording Industry Association of Canada gli conferì un disco d’oro, ma il dettaglio più curioso è che Francis scrisse il testo ispirato a vagabondi morti nel terremoto della California del 1971, un particolare che allontana del tutto la canzone da qualsiasi cliché romantico.