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Dall'album
Doolittle
Pixies · 1989 · Track 3
Dati
La storia dietro
Il testo di Wave of Mutilation non cerca abbellimenti: va dritto al punto. Black Francis lo scrisse dopo aver letto, nei giornali del 1989, di imprenditori giapponesi che, dopo il fallimento negli affari, portavano le loro famiglie in auto verso il mare per porre fine a tutto. L’immagine dell’oceano come fine — non come bellezza, ma come forza distruttrice — si insinua in ogni verso. Fino il titolo lo dice: un’onda non accarezza, devasta. Ciò che sorprende di più è come questa crudezza si mescoli a un ritmo che sembra uscito da una spiaggia di domenica, ma che in realtà nasconde una tensione impossibile da ignorare. Il contrasto tra il lirico e il violento è ciò che fa sì che, ascoltandola, ogni nota suoni come pura contraddizione.
La versione che finì su Doolittle fu registrata nell’ottobre e novembre 1988 agli Downtown Recorders, Boston, con Gil Norton alla produzione. Dura solo due minuti e quattro secondi, ma in quel tempo riuscì a ottenere qualcosa di raro: suonare al contempo minimalista ed epica. Norton bilanciò il caos tipico dei Pixies con un suono pulito, quasi levigato, che lasciò spazio al basso di Kim Deal e alla chitarra di Joey Santiago per giocare a nascondino. Il missaggio, curato da Steve Haigler, le diede quell’aria di canzone che avanza senza preavviso, come un’onda che arriva all’improvviso. E poi c’è l’altra versione: la UK Surf, più lenta e acustica, registrata per il lato B di Here Comes Your Man e che, anni dopo, finì nella colonna sonora di Pump Up the Volume. Entrambe le versioni convivono nei concerti della band sin dal 1989, una come bis e l’altra come versione studio, ma entrambe portano la stessa essenza: quella di una canzone che non chiede permesso per essere ascoltata.