Inizio · Canzoni · Luis Alberto Spinetta · El mono tremendo
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Dall'album
Tester de violencia
Luis Alberto Spinetta · 1988 · Track 6
Dati
La storia dietro
"El mono tremendo" non suona come qualsiasi altro brano di rock argentino del 1988. C’è qualcosa di scivoloso in esso: non sono solo le parole, il ritmo, o addirittura la voce di Luis Alberto Spinetta che canta di un ferroviere che diventa furioso. È la combinazione di tutto questo con un dettaglio che la rende unica: la canzone è cantata, in coro e quasi urlando, dai figli di Spinetta e da quelli del suo amico Dylan Martí. Dante Spinetta, Lucas Martí, Emmanuel “Popik” Martí (poi Emmanuel Horvilleur), Guadalupe Martí e Catarina Spinetta hanno dato forma a un ritornello che suona come un’esplosione controllata, come se la rabbia descritta nel testo avesse contagiato chi l’ha registrata. Spinetta, che aveva già lavorato con Fito Páez a un disco doppio, decise di includere questi ragazzi sotto il nome Pechugo, un ironico omaggio alla band Menudo, che in quel momento spopolava in America Latina. Il risultato fu un brano che, con i suoi due minuti e mezzo, riuscì in ciò che pochi fanno: essere eletto come il migliore dell’anno dal sondaggio del supplemento S! di Clarín.
La canzone nacque in un contesto in cui la violenza non era solo un tema di testi, ma qualcosa che si respirava per le strade dell’Argentina. Nel 1986, il Congresso aveva approvato la prima delle leggi di impunità, e l’anno successivo scoppiarono le sollevazioni dei carapintadas. Spinetta, reduce da una faida artistica con Fito Páez e dalla perdita di amici stretti, riversò quella tensione in Téster de violencia, il suo album del 1988. Ma "El mono tremendo" si distinse anche all’interno di quel disco concettuale: non parla di violenza politica né di dittature, ma della rabbia quotidiana, quella di un lavoratore maltrattato che, come Hulk, si trasforma in qualcosa di incontrollabile. Juan Carlos “Mono” Fontana arrangiò le parti di tastiera che gli danno quell’aria oscura ma ballabile, e la band che registrò il brano — con Machi Rufino al basso e Jota Morelli alla batteria — riuscì a ottenere un suono che, pur non essendo pesante, ha un’urgenza che non si ritrova in altre tracce dell’album. Spinetta la posizionò come prima canzone del secondo lato del vinile, come se volesse che l’ascoltatore ne sentisse l’impatto fin dal primo minuto.