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Head Hunters

di Herbie Hancock · Album Head Hunters

Chameleon

Durata 15:41

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Dall'album

Head Hunters

Head Hunters

Herbie Hancock · 1973 · Track 1

Dati

Duración15:41
ÁlbumHead Hunters
Año1973

La storia dietro

La prima volta che ascolti Chameleon di Herbie Hancock, il basso ti afferra per la nuca e non ti molla. Non è un riff qualsiasi: sono dodici note che si ripetono come un battito, ma in un metro che non segue il tradizionale quattro quarti. Hancock le suonò su un ARP Odyssey, un sintetizzatore che nel 1973 sembrava ancora futuro, e le usò come colonna portante di un vamp di due accordi in Si♭ Dorico. Il risultato è quel groove ipnotico che ti fa muovere i piedi, non importa quante volte lo ascolti. Non è jazz, non è funk puro — è qualcosa che all’epoca non aveva ancora un nome: un ponte tra analogico ed elettronico, tra accademia e strada.

Registrato all’alba agli Wally Heider Studios e alla Different Fur Trading Co. di San Francisco, il brano nacque dalle sessioni che avrebbero dato forma a Head Hunters. Hancock chiamò Bennie Maupin alle ance, Paul Jackson al basso acustico e Harvey Mason alla batteria per creare un suono che rompesse con il jazz dell’epoca. Il Hohner Clavinet, che suona come una chitarra ritmica, e i soli di Hancock al Fender Rhodes — uno con il sintetizzatore, l’altro con il piano — definirono quella texture densa ma organica. Nel 1974, il brano raggiunse la posizione 42 nella Billboard Hot 100 e la 18 nella Billboard Hot Soul Singles, un risultato inusuale per un pezzo strumentale. Mezzo secolo dopo, rimane quel brano che tutti riconoscono anche senza sapere il nome: la prova che l’innovazione non sempre ha bisogno di complicarsi.