Inizio · Canzoni · Herbie Hancock · Sly
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Dall'album
Head Hunters
Herbie Hancock · 1973 · Track 3
Dati
La storia dietro
Questa canzone non assomiglia a nulla di ciò che Herbie Hancock aveva registrato prima. In Sly, il piano elettrico Fender Rhodes si fonde con percussioni che oscillano tra ritmi africani e groove di funk, creando un suono che sembra fluttuare tra l’organico e l’elettronico. La melodia principale, ripetuta con variazioni, non segue gli schemi tradizionali del jazz né del rock, ma si costruisce su un impulso che accelera e rallenta senza preavviso, come se il tempo stesso respirasse. Ciò che colpisce di più è come il brano si smonti e si ricostruisca ad ogni ripetizione, con Hancock e la sua band che giocano ad allungare i silenzi prima di tornare al riff centrale, che suona al tempo stesso familiare e completamente nuovo.
La registrarono di notte agli Wally Heider Studios e Different Fur Trading Co. a San Francisco, durante le sessioni di Head Hunters. Hancock riunì musicisti provenienti da percorsi diversi: Bennie Maupin, che aveva già collaborato nella sua fase Mwandishi, insieme a Paul Jackson, Bill Summers e Harvey Mason, che in seguito avrebbero formato la band Headhunters. Il produttore David Rubinson si occupò di catturare quel suono grezzo, senza editing in studio, dove persino gli errori di interpretazione finiscono per far parte del groove. Il risultato fu un disco che vendette oltre un milione di copie e divenne il suo maggior successo commerciale, ma Sly in particolare si distinse per quella miscela di precisione tecnica e libertà improvvisativa, qualcosa che Hancock aveva già esplorato in passato con Miles Davis ma che qui portò su un terreno più accessibile senza perdere profondità.