La storia dietro
Baba O’Riley, secondo DoReSol
L'energia che Baba O’Riley irradia fin dai suoi primi secondi è inconfondibile. Quel pulsare elettronico, generato da un organo Lowrey Berkshire Deluxe, non è un semplice accompagnamento; è la base su cui si costruisce l'intera composizione. Pete Townshend, il principale compositore di The Who, concepì questa sequenza di note ispirandosi all'idea di tradurre i segni vitali di un maestro spirituale, Meher Baba, in musica. Non potendo concretizzare quella visione, ricorse alla funzione di ripetizione dell'organo per creare quel pattern ipnotico che si ripete ed evolve. Il testo, dal canto suo, evoca immagini potenti, come la desolazione dei giovani nei festival di massa, un'idea sorta dopo aver osservato la quantità di rifiuti lasciati dai partecipanti all'Isle of Wight Festival del 1969. Questa dualità tra sperimentazione sonora e osservazione sociale è ciò che conferisce a Baba O’Riley il suo carattere distintivo.
Questa canzone, che apre l'album Who's Next del 1971, nacque da un progetto più ambizioso di Townshend chiamato Lifehouse. Quando quell'opera rock non si concretizzò, diverse sue composizioni, inclusa Baba O’Riley, furono adattate e registrate per il nuovo disco di The Who. La registrazione ebbe luogo nel maggio 1971 negli studi Olympic di Londra, con Glyn Johns come ingegnere di registrazione e produttore. La versione che ascoltiamo è un montaggio di una demo originale di nove minuti, condensata nei suoi momenti più incisivi. Fu pubblicata come singolo in Europa nell'ottobre 1971, accompagnata da My Wife. Sebbene nel Regno Unito e negli Stati Uniti apparisse inizialmente solo sull'album, la sua popolarità la rese un pilastro della radio rock classica e una delle canzoni più riconosciute della band.
Dall'album
Who’s Next
The Who · 1971 · Track 1
Dati