Accordi in preparazione
Non abbiamo ancora analizzato l'audio di questa canzone. Quando sarà pronto, vedrai il player di accordi sincronizzato con il video.
La storia dietro
zoom, secondo DoReSol
Soda Stereo ha giocato con uno specchio deformante in Zoom che inizia prima che risuoni la prima nota. Non è un brano che si impone di colpo: prima arriva un colpo di batteria secco, quasi robotico, che rimane in circolo come un’eco in una stanza vuota. Ecco il tranello: quel ritmo quadrato, ripetitivo, sembra preso da un manuale di percussione minimalista, ma al minuto 0:32 Gustavo Cerati rompe il silenzio con un recitato che suona come una confessione sussurrata. Non canta, recita, e quella voce che scivola tra le parole —“siamo tutti dipendenti”, “ciò che seduce non è mai ciò che sembra”— è l’esca. Il testo non parla d’amore, ma di desiderio come una dipendenza, di fantasie osservate attraverso una lente che non mette mai a fuoco del tutto. E quella lente è l’armonica, che entra al minuto 1:58 come un lungo sospiro, quasi un lamento, prima che una tastiera la porti al ponte della canzone. La conclusione, con quel colpo secco di batteria e l’armonica che svanisce, lascia la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso, come se la canzone stessa fosse uno zoom che non finisce mai di avvicinarsi.
La registrazione di Zoom non è stata un processo meticoloso in studio: è nata nel mezzo delle sessioni di Sueño Stereo, l’ultimo album dei Soda Stereo pubblicato nel 1995, quando la band aveva già da anni ridefinito il rock in spagnolo. L’album è stato registrato a Buenos Aires, ma il suono di Zoom ha strati che non sono solo argentini. Il riff dell’armonica e i battiti di batteria che filtrano da New York Groove dei Hello —composto da Russ Ballard— gli danno un’aria di glam rock britannico che contrasta con il resto del disco. Fino all’organo di This Town Ain’t Big Enough for Both of Us degli Sparks che affiora in qualche momento, come se la canzone avesse assorbito influenze senza chiedere permesso. Il video, diretto dal cileno José Muriente e girato nei dintorni del Planetario Galileo Galilei, rafforza questa idea di disordine controllato: adolescenti che si baciano in un parco mentre la band suona tra le ombre, come se la canzone fosse un rituale pubblico e privato allo stesso tempo. Nel 2005, il brano è apparso in uno spot cileno di VTR On Demand, e più di un decennio dopo, un frammento della sua esibizione dal vivo a Lima negli anni 2020 è diventato virale sui social con il titolo Les voy a sacar una foto, eh. ¡Sácame la luz!, dimostrando che l’amo di Zoom funziona ancora anche fuori dal suo contesto originale.
Dall'album
Sueño Stereo
Soda Stereo
Dati