La storia dietro
Té Para Tres, secondo DoReSol
Soda Stereo porta la colazione a tavola con un riff che sembra versare tè in tre tazze contemporaneamente. "Té Para Tres" non suona come un brano del 1990: quell’anno il rock argentino sapeva già di vinile bruciato, ma loro infilarono una chitarra che si avvolge su se stessa, come se ogni nota fosse un sorso che non finisce mai. Il trio — Gustavo Cerati, Héctor "Zeta" Bosio e Charly Alberti — riuscì a far sentire due minuti e mezzo come un rituale: qualcosa di intimo, eppure improvvisamente ripetuto da tutti nella stanza senza rendersene conto.
Il brano nacque nella fase di lavorazione di Canción Animal, l’album che li strappò dai sintetizzatori freddi dei loro esordi e li gettò in un pozzo di distorsione e melodia appiccicosa. Non era un pezzo pensato per riempire stadi, ma perché il basso di Bosio e la batteria di Alberti si muovessero come un ingranaggio che non ha bisogno d’olio: preciso, ma intriso del sudore di chi registra in tre giorni con attrezzature prestate. Cerati, che già aveva giocato con Television e The Police nella sua testa, costruì un ponte tra il post-punk e quel rock alternativo che ancora non aveva nome. Il risultato fu un brano che, senza volerlo, si insinuò nella colonna sonora di una generazione cresciuta tra cavi aggrovigliati e chitarre che sembravano il futuro.
Dall'album
El último concierto B
Soda Stereo
Dati
Crediti
Musica Gustavo Cerati