La storia dietro
The Boy in the Bubble, secondo DoReSol
La canzone *The Boy in the Bubble* è nata in un momento particolare della carriera di Paul Simon. Dopo un periodo di alti e bassi personali e un album precedente, Hearts and Bones (1983), che non ebbe l'impatto sperato, Simon si immerse nella musica sudafricana. Trascorse un paio di settimane a Johannesburg, registrando con musicisti locali, il che pose le basi per il suono che avrebbe definito il suo lavoro successivo. La registrazione di *The Boy in the Bubble* in sé richiese dai tre ai quattro mesi, un processo dettagliato per ottenere la complessità sonora che cercava.
Il testo di *The Boy in the Bubble* affronta temi seri come la fame e il terrorismo, ma lo fa con un misto di arguzia e ottimismo. È interessante notare che l'unica frase che Simon compose direttamente durante il suo viaggio in Sudafrica fu "The way the camera follows us in slo-mo, the way we look to us all". L'ispirazione visiva per il videoclip, diretto da Jim Blashfield, provenne da immagini di eventi storici come l'assassinio di John F. Kennedy e il tentativo di attentato contro Ronald Reagan. Il titolo della canzone, dal canto suo, fu ispirato da noti casi medici come quelli di David Vetter e Ted DeVita. Musicalmente, il brano fonde ritmi africani con influenze zydeco, e vanta la partecipazione di Adrian Belew alla chitarra sintetizzata, il quale ricordò che Simon aveva poche liriche pronte quando si incontrarono.
Dall'album
Graceland
Paul Simon · 1986
Dati
Crediti
Musica Forere Motloheloa, Paul Simon