La storia dietro
Soy un capón, secondo DoReSol
Sono un capón suona come un colpo secco di ironia con chitarra elettrica in sottofondo. Il brano avanza con un ritmo che non chiede permesso: non è un valzer né un rock classico, ma qualcosa che si muove tra il disordinato e il calcolato, come se ogni nota sapesse esattamente quando lanciare una battuta tagliente. La voce del cantante oscilla tra il narrativo e il teatrale, portando il testo lungo un percorso in cui l’assurdo e il quotidiano si scontrano senza preavviso.Lo registrarono nel 1994, in un momento in cui El Cuarteto de Nos non era più una band da garage, ma nemmeno il mostro che sarebbe diventato in seguito. La casa discografica Ayuí / Tacuabé diede loro spazio per sperimentare, e il risultato fu Otra Navidad en las trincheras, un disco che non cercava di suonare levigato, ma onesto.
Soy un capón dura 3:41, tempo sufficiente perché il testo — ricco di doppi sensi e situazioni surrealiste — non si dilunghi più del necessario. Non c’è riempitivo qui: ogni parola conta, e il basso segna il passo come se fosse l’unico a capire la battuta.
Dall'album
Otra Navidad en las trincheras
El Cuarteto de Nos · 1994 · Track 11
Dati