Inizio · Canzoni · Nat King Cole · Paradise
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La storia dietro
Paradise, secondo DoReSol
Nat King Cole registrò Paradise nel 1965, lo stesso anno in cui smise di suonare. Il brano dura poco più di tre minuti, ma in quel tempo riesce a ottenere qualcosa che pochi pezzi della sua epoca raggiunsero: un'atmosfera che sembra sospesa tra il jazz più raffinato e il soul che iniziava a emergere. Non è solo la voce di Cole, calda e precisa, a catturare. Il pianoforte che lo accompagna ha una brillantezza limpida, come se ogni nota fosse calcolata per non oscurare la sua interpretazione, ma per valorizzarla. C'è qualcosa nell'arrangiamento che ricorda quei club di Chicago dove Cole suonava da giovane, ma con un tocco più moderno, come se il tempo avesse levigato i contorni senza togliergli la sua essenza.
La storia dietro il brano è semplice quanto il suo suono. Cole lo registrò in California, dove si era trasferito anni prima dopo un tour con Eubie Blake. A quel punto, aveva già trascorso decenni come figura chiave del jazz, ma Paradise non suona come un artista consacrato che cerca di ripetere formule. Suona come qualcuno che, dopo tanto percorso, trovò un luogo in cui la musica e le parole si incontrano senza sforzo. Il titolo non inganna: parla di un luogo, ma anche di uno stato. Forse per questo, nonostante sia una canzone breve, rimane impressa nella memoria come un paesaggio.
Dall'album
The Nat King Cole Story
Nat King Cole · 1961 · Track 15
Dati