Inizio · Canzoni · Serú Girán · Noche de perros
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La storia dietro
Noche de perros, secondo DoReSol
Quando parte “Noche de perros”, il basso di Charly García e la chitarra di David Lebón si intrecciano in un ritmo che non si ferma mai. La canzone procede con quell’urgenza che fa sì che ogni nota conti, come se il tempo si fosse compresso in quei sei minuti e mezzo. Non è un brano da ascoltare in sottofondo: richiede attenzione, ed è proprio lì che sta la sua forza. Il riff iniziale, secco e ripetitivo, funge da richiamo che non concede tregua, mentre la batteria di Pedro Aznar e le tastiere di García danno corpo a un groove che sembra sfuggire a qualsiasi struttura convenzionale. È uno di quei brani che, se li suoni, ti rendi subito conto che non c’è spazio per errori: il ritmo non perdona.
Registrato nel 1979 per *La grasa de las capitales*, questo disco ha segnato una svolta per i Serú Girán. Si sono lasciati alle spalle gli arrangiamenti orchestrali del primo album e hanno puntato su un suono più diretto, quasi aggressivo in alcuni passaggi. La canzone stessa è nata da quella ricerca: un testo che suona come un avvertimento, come qualcosa che si nasconde nella notte, e una musica che lo sostiene con quell’energia contenuta. L’Auditorio Buenos Aires (ex Ex Kraft) è stato testimone della sua esecuzione dal vivo, dove il gruppo ha dimostrato di poter entrare in sintonia con il pubblico senza bisogno di fronzoli. Nel 1994, l’etichetta discografica Diapasó aveva già ripubblicato il brano, ma l’impatto di «Noche de perros» è sempre rimasto nella sua essenza: un brano che non ha bisogno di spiegazioni, ma solo della voglia di suonarlo.
Dall'album
La grasa de las capitales
Serú Girán · 1979
Dati
Crediti
Musica Charly García, David Lebon