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La grasa de las capitales 1979
Album · di Serú Girán ↗ Vai all'artista

La grasa de las capitales

Dopo un primo disco che esplorava altre sonorità, Serú Girán si è orientato verso un suono più diretto e crudo con La grasa de las capitales, pubblicato nel 1979. Per questo lavoro, la band decise di abbandonare l'orchestrazione che non aveva pienamente convinto il pubblico precedente e puntò su composizioni più semplici e dirette. La copertina stessa, una parodia della rivista Gente, preannunciava questa nuova fase. Questo album, presentato dal vivo tra il 6 e il 16 settembre 1979 presso l'Auditorio Buenos Aires (precedentemente noto come Ex Kraft), generò opinioni contrastanti: alcuni celebrarono il ritorno di García ai temi della critica sociale, mentre altri videro in questa semplicità una mancanza di evoluzione. Tuttavia, la sincronia musicale tra i quattro membri era innegabile, ognuno contribuendo con la propria visione particolare.

Anno
1979
Canzoni
9
Durata
42 min 15 seg
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Sull'album

La grasa de las capitales, secondo DoReSol

Il disco presenta canzoni che affrontano temi esistenziali come la morte, lo smarrimento e il disamore, allontanandosi dalla proposta musicale dell'anno precedente. La title track dell'album ne è un chiaro esempio, con una critica aperta agli aspetti più oscuri e decadenti delle grandi città. In "San Francisco y el Lobo", David Lebón offre una ballata acustica. "Perro Andaluz", una composizione di García, narra una storia d'amore segnata dal disinganno e dalla minaccia. "Frecuencia Modulada" si scaglia contro la superficialità dell'epoca, e "Paranoia y Soledad" è un brano in cui Pedro Aznar dimostra la sua versatilità interpretando tutti gli strumenti e mostrando un'ampia estensione vocale.

Il secondo lato dell'album contiene alcuni dei pezzi più potenti. "Noche de Perros" si distingue per una melodia costruita sul suono distintivo del basso fretless di Aznar, culminando in un potente assolo di chitarra di Lebón. "Viernes 3 AM" cattura fin dal primo momento con la sua melodia e i suoi testi sull'angoscia e l'alienazione, evocando un nostalgico clima porteno. L'album si chiude con "Los Sobrevivientes", un ritratto della gioventù in tempi di dittatura, e "Canción de Hollywood", che descrive la decadenza di una stella in declino, ricordando lo stile cinematografico di Películas de La Máquina de Hacer Pájaros. Questo lavoro è stato riconosciuto dalla rivista Rolling Stone come uno dei migliori della storia del rock argentino. L'album ha avuto diverse edizioni, venendo convertito in CD nel 1994 e rimasterizzato per il suo 40° anniversario nel 2019.

Discografia

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