Inizio · Canzoni · Bill Evans Trio · My Man’s Gone Now
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Dall'album
Sunday at the Village Vanguard
Bill Evans Trio · 1961 · Track 2
Dati
La storia dietro
La prima volta che ascoltai My Man’s Gone Now del Bill Evans Trio, capii perché i musicisti jazz parlano di quel giorno al Village Vanguard come se fosse un momento sospeso fuori dal tempo. Non è solo una canzone: è un dialogo intimo in cui il piano, il contrabbasso e la batteria si muovono come se sapessero che sarebbe stata la loro ultima registrazione insieme. Evans, LaFaro e Motian suonarono cinque set quel 25 giugno 1961, ma in questo brano il trio suona così connesso che sembra che si fossero esercitati per anni in quell’unico istante. LaFaro, che sarebbe morto undici giorni dopo in un incidente, lascia qui un basso che non segue, ma respira con il piano, come se ogni nota fosse un sospiro trattenuto. Il brano, con i suoi sei minuti e venti secondi, non avanza: si dispiega, come se il tempo si fosse fermato perché i tre potessero dire qualcosa che non avrebbero mai più ripetuto.
Il disco Sunday at the Village Vanguard nacque da una sessione spontanea nel locale newyorkese, dove il trio improvvisò materiale per ore senza sapere che sarebbe stata la loro ultima esibizione. La Riverside Records si aspettava solo un album da quella giornata, ma la morte di LaFaro trasformò quelle registrazioni in un documento unico: l’ultima testimonianza di un’alchimia musicale che non sarebbe mai più esistita. Evans, sempre meticoloso con gli arrangiamenti, lasciò che il piano e il basso si intrecciassero senza una sceneggiatura, come se sapesse che quella libertà era l’unico linguaggio possibile per un addio. LaFaro, con il suo arco, disegna melodie che Evans riprende come echi, mentre Motian segna il tempo con una precisione che non interrompe mai il flusso. Non ci sono correzioni, né alternative: solo il suono grezzo di tre musicisti che, senza saperlo, stavano suonando la loro stessa elegia.