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Sunday at the Village Vanguard 1961
Album · di Bill Evans Trio ↗ Vai all'artista

Sunday at the Village Vanguard

Il jazz dal vivo ha quel magnetismo che si verifica solo quando i musicisti si lasciano trasportare dal momento. Sunday at the Village Vanguard ne è un esempio perfetto: registrato il 25 giugno 1961 nel leggendario locale newyorkese, questo disco cattura l’essenza del Bill Evans Trio al suo massimo livello. Ciò che lo rende unico non è solo il suono impeccabile, ma il contesto tragico che lo circonda: fu l’ultima volta che il trio suonò insieme al bassista Scott LaFaro, morto in un incidente automobilistico undici giorni dopo. Pubblicato nello stesso settembre dalla Riverside Records, l’album divenne una testimonianza di come il jazz possa fluire con una naturalezza che sembra estranea al tempo.

Anno
1961
Canzoni
6
Durata
41 min 55 seg
Ascolta l'album

6 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile
01

Gloria’s Step

6:05
02

My Man’s Gone Now

6:21
03

Solar

8:51
04

Alice in Wonderland

8:32
05

All of You

8:20
06

Jade Visions

3:46

Sull'album

Sunday at the Village Vanguard, secondo DoReSol

Il disco si apre con Gloria’s Step e si chiude con Jade Visions, entrambe composizioni di LaFaro, come un omaggio postumo al suo talento. In mezzo, brani come Solar e Alice in Wonderland mostrano la chimica tra Evans, LaFaro e il batterista Paul Motian, dove ogni strumento sembra dialogare senza bisogno di parole. Il produttore Orrin Keepnews scelse i brani per evidenziare gli interventi di LaFaro, ma ciò che rimane nel disco è qualcosa di più grande: una connessione quasi telepatica tra i musicisti, qualcosa che il critico C. Michael Bailey ha descritto come "empatia perfetta". Il risultato è un suono che, decenni dopo, rimane un punto di riferimento per chi cerca di capire cosa rende speciale il jazz dal vivo.

La ricezione dell’album fu immediata e duratura. Dal 1992, sia questo disco che Waltz for Debby —la sua registrazione gemella— hanno ricevuto la massima distinzione in tutte e nove le edizioni de The Penguin Guide to Jazz Recordings. Nel 2000, si classificò al 946º posto nella classifica di Colin Larkin All Time Top 1000 Albums, e nel 2005 fu inserito nella lista di Robert Dimery 1001 Albums You Must Hear Before You Die. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che perdura è la sensazione di ascoltare qualcosa che non si ripeterà mai più: un istante di genialità effimera, catturato per sempre.