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Dall'album
Doolittle
Pixies · 1989 · Track 7
Dati
La storia dietro
Se c'è un momento in cui la musica dei Pixies diventa tanto potente quanto misteriosa, è in Monkey Gone to Heaven. Il brano parte con un riff che sembra trascinare qualcosa di più delle semplici note: una domanda scomoda sul posto dell'umanità nel mondo. La voce di Black Francis oscilla tra il giocoso e l'apocalittico, mentre le corde di violoncelli e violini —che appaiono per la prima volta in un brano del gruppo— donano un'aria quasi liturgica a un testo che parla di oceani come "una gigantesca toilette organica" e di dei annegati nel loro stesso sudiciume. Il gancio, quel "questa scimmia è andata in cielo", suona come una battuta macabra e una profezia al tempo stesso, come se l'universo stesso si fosse trasformato in una crudele barzelletta.
La canzone fu registrata tra novembre e dicembre del 1988 in due studi di Boston e Stamford, durante le sessioni di Doolittle. A quel punto, i Pixies avevano già firmato con la Elektra Records, e questo singolo —pubblicato nel marzo del 1989— fu la loro prima incursione in una major statunitense. Il produttore Gil Norton riuscì a ottenere un suono pulito ma carico di tensione, un contrasto rispetto alla rozzezza dei loro primi lavori. Il testo, ricco di riferimenti alla numerologia ebraica ("se l'uomo è cinque, il diavolo sei e Dio sette"), riflette quella miscela di caos e precisione che definisce l'album. Anche la copertina del singolo gioca con quei numeri: figure di cinque, sei e sette accompagnano una scimmia con l'aureola, come se l'animale fosse l'ultimo testimone di un mondo sottosopra. Black Francis confessò che il verso della scimmia gli era venuto in mente anni prima di scrivere la canzone, e l'idea degli oceani come "un luogo oscuro e mitologico" —con giardini di polpi, il Triangolo delle Bermuda e l'Atlantide— nacque da una conversazione casuale. Quando la suonò per la prima volta a Joey Santiago, il chitarrista ricordò che era "presto, ero stanco, ma mi fece ridere". Oggi, a oltre trent'anni di distanza, resta un brano che suona come un avvertimento camuffato da canzone.