La storia dietro
La excepción, secondo DoReSol
L'intro di La excepción non suona come il resto dell'album. È breve, quasi tagliente, e si ripete con una variazione che lo rende coinvolgente: non è un loop perfetto, ma un ritmo che si allunga e si contrae senza preavviso. Questo dettaglio è ciò che lo distingue dalle altre canzoni di Ahí vamos, dove Cerati solitamente lavora con strutture più prevedibili. La voce entra subito dopo, quasi come un sussurro che si fa strada tra le chitarre, ed ecco il trucco: non è una melodia da cantare, ma da sentire. Il basso e la batteria non accompagnano, spingono, e questo conferisce quell'aria di urgenza che rende il brano difficile da dimenticare.Lo registrarono in meno di una settimana, con attrezzature prese in prestito e senza tempo per perfezionare le take.
Il risultato è un suono grezzo, come se ogni strumento stesse lottando per emergere. Cerati compose il testo all'ultimo momento, a quanto si racconta, e si nota: non ci sono abbellimenti, solo frasi che sembrano strappate da un diario intimo. Il brano uscì come secondo singolo nel settembre 2006, dopo il successo di Crimen, ma senza la stessa promozione. Eppure riuscì a entrare nelle radio di Argentina, Cile, Colombia, Messico e Spagna, e alla fine vinse il premio come miglior canzone rock ai Grammy Latinos di quell'anno. Non fu il brano più lungo dell'album — 4:12 —, ma uno di quei pezzi che, una volta ascoltati, non se ne vanno più dalla testa.
Dall'album
Ahí vamos
Gustavo Cerati · 2006 · Track 2
Dati
Crediti
Testo Gustavo Cerati
Musica Gustavo Cerati