La storia dietro
Al fin sucede, secondo DoReSol
In Al fin sucede il suono si costruisce su un ritmo che sembra fermarsi appena prima di cadere. Non è un brano che avanza in linea retta: c’è un dondolio tra strati di chitarra che si sovrappongono come onde, e un basso che sostiene tutto senza attirare l’attenzione. La voce di Cerati entra con una melodia che suona come una confessione tardiva, come se ogni parola avesse aspettato anni per essere pronunciata. Ciò che colpisce di più non sono gli strumenti individuali, ma il modo in cui tutto si incastra: il silenzio tra le note sembra altrettanto importante degli accordi stessi. Registrato nel 2006, il brano ha quella texture calda ma ruvida che ricorda i dischi più grezzi dei Soda Stereo, come se il tempo non avesse intaccato la sua essenza rock.
Cerati lo inserì in Ahí vamos, il suo quarto album solista, pubblicato nello stesso anno dalla Sony Music. L’album raggiunse il disco di platino in Argentina prima ancora di essere distribuito, e il brano divenne uno di quei pezzi che la gente fischietta senza rendersene conto. Non fu il singolo di lancio — quello fu Crimen — ma presto conquistò uno spazio tutto suo nelle radio di America Latina e Spagna. La durata esatta è di tre minuti e trenta secondi, tempo sufficiente perché la canzone non risulti né troppo lunga né troppo breve: proprio il tempo necessario perché l’ultimo riff svanisca senza preavviso.
Dall'album
Ahí vamos
Gustavo Cerati · 2006 · Track 1
Dati
Crediti
Testo Gustavo Cerati
Musica Gustavo Cerati