Inizio · Canzoni · Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota · Jijiji
La storia dietro
Jijiji, secondo DoReSol
Jijiji inizia con un riff che sembra uscito da un sogno bagnato di Jimi Hendrix, ma in versione distorta e con quell’aria minacciosa che solo i Redonditos potevano trasformare in inno. Il brano non nacque in uno studio, ma su un balcone di La Plata, dove Skay Beilinson provava melodie mentre sua moglie —la manager della band— e Indio Solari ascoltavano distrattamente. Secondo la versione più diffusa, fu Solari a sentire l’introduzione e a sbottare all’improvviso con il coro «No lo soñé», come se il titolo fosse già scritto da qualche parte tra il fumo delle sigarette e l’odore di benzina bruciata. Ma il Indio smentiva sempre, sostenendo che la canzone esisteva già nella sua testa e che il fraseggio del sassofono di Segio Dawi —poi imitato da Skay alla chitarra— fu ciò che definì definitivamente il solo.
La magia sta in questo incrocio di versioni: un momento in cui la musica si scrive tra ciò che si ricorda e ciò che si inventa, e ciò che finisce per suonare come destino.
Dall'album
Oktubre
Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota · 1986 · Track 7
Dati