La storia dietro
Bo Diddley, secondo DoReSol
Questa canzone è nata da un ritmo che nessuno aveva mai sentito prima. Il Bo Diddley Beat non era né blues puro né R&B nel senso tradizionale del termine: era un riff di chitarra che imitava l’hambone, quel gioco corporeo in cui ci si batte sulle cosce e sul petto per tenere il tempo. Diddley lo traspose alla chitarra elettrica con un suono tremolo che sembrava provenire dal futuro, come se il futuro fosse già qui. Il testo, dal canto suo, non era altro che una rivisitazione di “Hush Little Baby”, ma con quell’energia che lo trasformava in qualcosa di nuovo. Durava poco più di due minuti, ma in quel lasso di tempo c’era tutto: il colpo secco della maraca di Jerome Green, la batteria insistente di Frank Kirkland e quell’accento africano che, per la prima volta, si insinuava nel rock.
La registrarono a Chicago il 2 marzo 1955, nello studio di Leonard Chess, con attrezzature che non erano né di ultima generazione né particolarmente costose. Il risultato fu un disco che rimase per due settimane al primo posto della classifica R&B di Billboard e finì per essere il decimo più venduto dell’anno in quella classifica. La Checker Records lo pubblicò ad aprile con «I’m a Man» sul lato B, ma la vera scoperta era nel ritmo: uno schema di cinque accenti che si ripete come un battito ossessivo. In seguito, Buddy Holly ne realizzò una cover nel 1956, anche se uscì solo nel 1963, quando raggiunse il quarto posto nel Regno Unito. A quel punto, aveva già lasciato il segno nel rock: nel 1998 ha ricevuto un Grammy Hall of Fame Award, nel 2011 è entrato nel Registro Nazionale delle Registrazioni della Biblioteca del Congresso e nel 2017 è stato inserito nella Hall of Fame del Blues. Nel 2021, «Rolling Stone» l’ha collocata al 277° posto nella sua classifica delle 500 migliori canzoni, sebbene nel 2004 fosse stata al 62°. Il tempo, alla fine, non ha fatto altro che conferirle maggiore importanza.
Dall'album
Bo Diddley
Bo Diddley · 1958
Dati
Crediti
Testo Bo Diddley
Musica Bo Diddley