La storia dietro
Bring It to Jerome, secondo DoReSol
Bo Diddley registrò due brani nello stesso giorno di luglio del 1955 nello studio della Universal Recording Corporation di Chicago: “Pretty Thing” e “Bring It to Jerome”. Il secondo fu inserito come lato B del singolo, ma suona diverso da tutto ciò che si sentiva alla radio in quel periodo. Il brano non segue lo schema tradizionale del blues: il ritmo accelera in un andamento che sembra sfuggire alla misura, e la chitarra di Bo Diddley suona più tagliente, come se ogni nota avesse un colpo secco. Jerome Green, il musicista che suonava le maracas, offre un contrappunto ritmico che non è solo un accompagnamento: è parte integrante del ritornello principale. La registrazione sembra essere stata realizzata in fretta, senza ritocchi, e questo le conferisce un’aria di urgenza che di solito non si riscontra nei singoli della Checker Records di quel periodo.
Il brano uscì come lato B nel novembre di quell’anno, ma fu solo nel 1963 che la canzone attraversò l’Atlantico ed entrò nella classifica britannica dei singoli. Negli Stati Uniti, «Bring It to Jerome» non riuscì a posizionarsi in classifica, ma rimase uno di quei brani che i musicisti dell’epoca conservavano per suonarli dal vivo. Bo Diddley ha sempre raccontato di aver scritto il testo al momento, con l’aiuto di Willie Dixon, che gli sussurrava i versi tra una ripresa e l’altra. Il disco fu pubblicato inizialmente senza crediti chiari, e solo anni dopo fu riconosciuta la collaborazione di Dixon alla composizione. La versione originale dura due minuti e mezzo, il tempo giusto per un brano che non perde tempo in introduzioni: parte con la chitarra e la maraca che scandiscono il ritmo, e va dritto al sodo.
Dall'album
Bo Diddley
Bo Diddley · 1958
Dati
Crediti
Testo Jerome Green
Musica Jerome Green