Inizio · Canzoni · John Coltrane · A Love Supreme, Part 3: Pursuance / A Love Supreme, Part 4: Psalm
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Dall'album
A Love Supreme
John Coltrane · 1965 · Track 3
Dati
La storia dietro
Ci sono canzoni che non si ascoltano, si vivono. A Love Supreme è una di queste. I due brani che chiudono questo disco —Pursuance e Psalm— non sono solo pezzi musicali: sono un viaggio in due atti in cui il sax di John Coltrane diventa voce, preghiera, respiro. Pursuance inizia con un ritmo che sembra inseguire qualcosa, come se ogni nota fosse un passo più vicino a ciò che non può più essere nominato. Il basso di Jimmy Garrison e la batteria di Elvin Jones tessono una rete che non molla, mentre McCoy Tyner al piano disegna accordi che salgono e scendono come onde. Non è jazz di note sparse: è un dialogo in cui ogni strumento risponde, si intreccia, si perde e ritrova la strada. La seconda parte, Psalm, cambia il ritmo verso qualcosa di più vicino all'estasi. Coltrane suona come se stesse leggendo un testo sacro ad alta voce, fraseggiando ogni sillaba con una precisione che fa male. Qui non ci sono abbellimenti: solo la musica come atto di fede, come se il sax fosse un microfono di fronte al divino.
Registrato in un solo giorno —il 9 dicembre 1964— negli studi Van Gelder di Englewood Cliffs, New Jersey, questo disco nacque dall'urgenza. Coltrane esplorava il suono da anni, ma A Love Supreme fu diverso: non cercava solo l'innovazione, voleva catturare qualcosa che già sentiva dentro. Il quartetto che lo accompagnava —Tyner, Garrison e Jones— aveva già lavorato insieme, ma qui tutto si incastrò come mai prima. L'album uscì nel gennaio 1965 sotto l'etichetta Impulse! e, senza che nessuno se lo aspettasse, divenne un fenomeno. Non passò molto prima che arrivasse la nomination ai Grammy come miglior album jazz strumentale nel 1966, ma il vero premio fu un altro: la sensazione che, ascoltandolo, qualcosa nel ascoltatore cambiasse per sempre. Coltrane morì nel 1967, ma A Love Supreme rimane intatto, come un ponte tra l'umano e l'eterno.