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A Love Supreme 1965
Album · di John Coltrane ↗ Vai all'artista

A Love Supreme

Quando il sax di John Coltrane si incontrò con il gong nello studio di Van Gelder quel pomeriggio del 9 dicembre 1964, non stava incidendo un disco come un altro: stava costruendo un rituale. A Love Supreme non suona come un album jazz degli anni Sessanta; suona come una preghiera in quattro atti, in cui ogni strumento — il basso di Jimmy Garrison con il suo motivo di quattro note, la batteria di Elvin Jones che batte come un cuore in estasi, il piano di McCoy Tyner che disegna archi di luce — si muove in una tensione sacra. La suite procede con una logica che non è lineare, ma organica: ciò che inizia come una ricerca in Acknowledgement (con Garrison che introduce il tema che Coltrane avrebbe ripetuto trentasei volte prima di trasformarlo in un mantra vocale) sfocia in Psalm, dove il sax "narra" una poesia senza parole, come se lo strumento stesso fosse un predicatore. Registrato in un solo giorno, con attrezzature prestate e senza seconde take, il disco cattura quella rarità: la perfezione non sta nella correttezza, ma nel totale abbandono.

Anno
1965
Canzoni
3
Durata
33 min 4 seg

3 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile
01

A Love Supreme, Part 1: Acknowledgement

7:48
02

A Love Supreme, Part 2: Resolution

7:25
03

A Love Supreme, Part 3: Pursuance / A Love Supreme, Part 4: Psalm

17:51

Sull'album

A Love Supreme, secondo DoReSol

La prima versione di Acknowledgement non includeva il canto di Coltrane che ripeteva "a love supreme" diciannove volte; quell'idea venne dopo, quando sentì come il motivo del basso potesse diventare un appello. Le take alternative del giorno successivo, con Archie Shepp al sax e Art Davis al basso, furono scartate perché Coltrane preferì la versione del quartetto: meno caos, più devozione. Il disco uscì nel gennaio 1965 sotto l'etichetta Impulse! e, contro ogni previsione, vendette mezzo milione di copie in cinque anni — una cifra astronomica per lui. Non raggiunse la classifica di Billboard, ma questo non importava: i critici lo definirono "poema tonale definitivo" e, decenni dopo, la Saint John Coltrane African Orthodox Church di San Francisco lo adottò come testo sacro. Ancora oggi, quando qualcuno ascolta il gong iniziale e sente che il tempo si ferma, capisce perché questo album non è solo musica: è un atto di fede trasformato in suono.

Lo registrarono in un solo giorno, ma la sua ombra è lunga. La suite completa dura poco più di trenta minuti, eppure ogni nota pulsa come se l'orologio non esistesse. Psalm, la chiusura, termina con un sussurro che non è voce: è il sax di Coltrane che recita "Elation. Elegance. Exaltation. All from God. Thank you God. Amen", e quell'"Amen" finale — registrato in studio, senza overdub — suona come il punto fermo di una conversazione iniziata nel 1964 e ancora viva. Nel 2002, la Impulse! ripubblicò il disco con una versione live del Jazz Antibes del 1965, e nel 2015 aggiunsero take scartate in un'edizione di lusso. Ma l'essenziale rimane in quei trentacinque minuti originali: un disco che non si ascolta, si vive.