Inizio · Canzoni · John Coltrane · A Love Supreme, Part 1: Acknowledgement
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Dall'album
A Love Supreme
John Coltrane · 1965 · Track 1
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato A Love Supreme, Part 1: Acknowledgement, ho sentito che il sax di John Coltrane non solo suonava, ma respirava. Non è un assolo convenzionale: quel brano di 7:44 minuti procede come un rituale, con un basso che segna il passo e una batteria che pulsa in cerchi, mentre una voce umana ripete più e più volte la frase che dà il nome all’album. Non c’è improvvisazione sregolata qui, ma una costruzione lenta, quasi cerimoniale, in cui ogni nota sembra cadere al suo posto con una precisione che fa male. Ciò che colpisce di più non è il virtuosismo tecnico, ma come il suono si espande fino a riempire lo spazio, come se la musica fosse viva e crescesse proprio davanti alle tue orecchie.
Registrato in una sola take il 9 dicembre 1964 allo Van Gelder Studio di Englewood Cliffs, New Jersey, questo brano nacque insieme ad altri tre nell’album A Love Supreme, pubblicato nel gennaio 1965 dalla Impulse! Records. Non fu un disco come un altro nella carriera di Coltrane: nello stesso anno, il quartetto — con McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria — aveva già registrato materiale sufficiente per riempire diversi album, ma qui la musica assunse un carattere diverso. Il sassofonista, che aveva combattuto contro la tossicodipendenza e le tenebre negli anni precedenti, trovò in questa suite un modo per esprimere qualcosa di più grande di sé. Tanto che il disco venne candidato al Grammy Award come miglior album jazz strumentale nel 1966, un riconoscimento che, seppur tardivo, confermò che ciò che era emerso in quelle ore di studio non era solo musica, ma una dichiarazione.