Inizio · Artisti · Nina Simone

🇺🇸 Stati Uniti · 1933 — presente

Nina Simone

Ciò che definisce Nina Simone è quella voce che oscilla tra un sussurro e un grido, tra l’intimo e l’epico. Il suo contralto, con il suo tremito caratteristico, si muove tra jazz, blues e soul senza lasciarsi incasellare, ma sempre con un’intensità che sembra nascere da qualcosa di più di una semplice canzone. Il piano, tra le sue mani, non si limita ad accompagnare: dialoga, improvvisa e a volte quasi compete con la voce, come se ogni nota fosse un ulteriore argomento in una conversazione in cui non c’è spazio per il superficiale. C’è qualcosa di Bach nel suo modo di suonare —quella precisione barocca che si fonde con il caos controllato del jazz—, ma c’è anche qualcosa della musica sacra in cui è cresciuta, dove l’emozione si misura nei silenzi e negli sguardi. Quando ascolti Feeling Good, ad esempio, non è solo un’interpretazione: è un atto di resistenza, una sfida a restare immobili quando il corpo chiede movimento.

Tutto cominciò in un club di Atlantic City, dove suonava il piano per sopravvivere. Le chiesero di cantare, e lì scoprì che la sua voce poteva essere potente quanto le sue dita sulla tastiera. Il nome "Nina Simone" venne dal suo allora compagno —"Nina" per affetto, "Simone" dall’attrice francese— e con quel nome d’arte si nascose alla famiglia, che non vedeva di buon occhio una giovane donna del suo ambiente dedicarsi alla musica popolare. Ma l’inganno durò poco: nel 1959, I Loves You, Porgy la portò al 19º posto nella classifica Billboard Hot 100, il suo unico successo di massa negli Stati Uniti. Non era una star convenzionale: era una pianista classica frustrata che aveva trovato nel jazz e nel blues un linguaggio per dire cose che la musica accademica non le permetteva. E proprio quell’anno, quando registrò Little Girl Blue, era già chiaro che la sua musica non sarebbe stata un semplice intrattenimento.

1 Album
11 Canzoni
3M Ascoltatori/mese

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1 album · 1958

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Biografia

Negli anni successivi, la sua voce divenne un’arma. Brani come Mississippi Goddam, scritto in risposta a un attentato razzista a Birmingham, o To Be Young, Gifted and Black —poi reinterpretato da Aretha Franklin e Donny Hathaway— dimostravano che il suo piano e il suo canto potevano essere tanto politici quanto poetici. Registrò versioni di canzoni altrui —da House of the Rising Sun a Here Comes the Sun— e le trasformava in qualcosa di personale, come se ogni nota portasse il peso di una storia che solo lei poteva raccontare. Nel 1968, dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr., lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi in Francia, dove visse fino alla sua morte nel 2003. Lì, lontano dalle tensioni che l’avevano segnata, trovò un pubblico che l’ascoltava senza giudicarla. La sua autobiografia, I Put a Spell on You, pubblicata nel 1991, non è un resoconto di successi, ma una testimonianza di come la musica possa essere al tempo stesso rifugio e grido. E sebbene la sua personalità sul palco fosse intensa quanto la sua arte —si diceva che fosse esigente, anzi difficile—, negli ultimi anni sembrava godere più che mai di quel dialogo con il pubblico, come se avesse finalmente trovato un equilibrio tra l’artista e la donna che voleva solo essere ascoltata.

Dati

Nascita
21 feb 1933
Paese
🇺🇸 Stati Uniti
Genere
Jazz

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