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Buenos Aires, Argentina · 1942 — presente

Moris

Il suono di Moris non somigliava a nulla di ciò che si ascoltava a Buenos Aires quando iniziò a suonare. Negli anni Sessanta, il rock locale oscillava tra cover di successi stranieri e ballate nello stile Club del Clan, ma lui cercava qualcosa di diverso: un mix di chitarre elettriche con echi di tango e blues, qualcosa che suonasse sia di strada che di memoria allo stesso tempo. Quando Los Beatniks incisero Rebelde/No finjas más nel 1966, non solo pubblicarono il primo singolo di rock argentino, ma scatenarono uno scandalo che li portò a esibirsi mezzi nudi in una fontana pubblica. Le foto finirono in copertina su una rivista censurata e loro trascorsero tre giorni in prigione, ma il clamore diede loro una diffusione che nessun disco dell'epoca aveva ottenuto. Il gruppo non durò a lungo, ma quel gesto —mescolare provocazione e musica— divenne il marchio del suo modo di fare: senza concessioni e con la chitarra sempre in primo piano.

Nel 1970 arrivò Treinta Minutos de Vida, il suo primo disco solista. Tra le canzoni registrate quell'anno, una divenne immediatamente riconoscibile: El Oso. Non era un brano che suonasse come rock commerciale, ma piuttosto un racconto cantato con una voce profonda e una chitarra acustica a dodici corde intrecciata a un pedale wah-wah. Il testo parlava di un personaggio che si trascinava tra nostalgia e ribellione, e l'arrangiamento, con archi diretti da Rodolfo Alchourrón, aveva un'aria di tango che pochi osavano attraversare. Moris diceva sempre che quel mix veniva dall'aver ascoltato Carlos Di Sarli e Mariano Mores a casa sua, ma il risultato era puro rock con accento porteño. A quel punto aveva già composto Ayer nomás, che Los Gatos trasformarono in un successo, ma rimase fedele al suo stile: canzoni che suonavano come la vita di quartiere, con chitarre che strimpellavano come se stessero raccontando una storia.

1 Album
8 Canzoni
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Canzoni essenziali

1 album · 1970

Discografia completa

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Due anni dopo, nel 1974, pubblicò Ciudad de guitarras callejeras, un disco registrato con una consolle a otto canali negli studi RCA. La copertina mostrava due foto sovrapposte: una di Moris in primo piano e un'altra di lui che camminava da solo per le strade di Dock Sud. Il lato A iniziava con Mi querido amigo Pipo, dove la chitarra acustica e il wah-wah si mescolavano a un quartetto d'archi e cori che davano profondità alla voce di Moris. Litto Nebbia e Ciro Fogliatta erano tra i musicisti che suonarono in quelle sessioni, insieme a Alfredo Toth e Daniel Russo. Il disco si chiudeva con El Mendigo de Dock Sud, una canzone che suonava come una ballata urbana, come se tango e rock avessero trovato un punto in comune. A quel punto era chiaro che Moris non seguiva le mode: ne creava di sue.

La dittatura in Argentina lo costrinse all'esilio in Spagna nel 1976, ma lontano dal limitarsi al noto, lì registrò versioni di classici come Blue Suede Shoes che divennero un punto di riferimento per le band locali. Nel 1978 pubblicò Fiebre de Vivir e, sebbene fosse tornato in Argentina dopo il 1980, in Spagna lasciò un disco inedito nel suo paese: Moris y Amigos, con Ciro Fogliatta e musicisti spagnoli come Rafael Folki. Negli anni Ottanta, suo figlio Antonio Birabent si unì alla band, e nel 1995 pubblicò Sur y Después, un disco che risuonò con chi era cresciuto ascoltando la sua musica negli anni Sessanta e Settanta. La sua ultima opera, Cintas Secretas (2005), raccoglie registrazioni live che necessitavano solo di essere digitalizzate: la forza stava nel modo in cui suonavano, non negli arrangiamenti in studio. Moris non ha mai cercato la fama, ma la sua musica sì ha cercato l'autenticità. E in questo, è riuscito a ottenere qualcosa che pochi raggiungono.

Dati

Nascita
19 nov 1942
Paese
🇦🇷 Argentina
Genere
Rock