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🇦🇷 Argentina · 2024–presente

Los Piojos

I Piojos non sono solo una band di rock argentino: sono un suono che si è insinuato nei bar di quartiere, negli stadi e persino nei festival più massicci, ma con un piede sempre nell’angolo di Ciudad Jardín. La loro musica non si è fermata allo stampo del rock porteño degli anni ’90; hanno mescolato candombe, murga e persino un tocco di tango negli arrangiamenti, come se ogni canzone portasse un pezzo del marciapiede di Palermo e un altro della costa di Villa Gesell. Il riff di chitarra di Andrés Ciro Martínez non sembra un caso: è quel ponte tra il grezzo e l’elaborato, tra il garage e il palco, che li ha resi riconoscibili all’istante. Già nei loro primi concerti, quando erano ancora un gruppo di amici che suonava in locali come il Teatro Arlequines o il Baroqué, era chiaro che la loro musica non era solo rumore: era un linguaggio proprio.

Il salto che li ha portati fuori dal circuito underground è arrivato nel 1991, quando furono invitati al Festival di Musica Antirazzista dei Paesi del Terzo Mondo a Parigi. Salire su un palco accanto a band di Cuba, Mali o Burkina Faso, di fronte a un pubblico che non capiva una parola di spagnolo ma intonava i loro testi, gli ha dato una prospettiva diversa. Non cercavano fama internazionale, ma quel viaggio gli ha confermato che la loro miscela di rock con ritmi rioplatensi poteva risuonare oltre i confini di Buenos Aires. Di ritorno nel quartiere, la registrazione di Chactuchac (1992) è stato il loro battesimo in studio: in soli tre mesi, tra giugno e agosto, hanno riversato su nastro tutto ciò che suonavano dal vivo dal 1988. Il disco li ha messi sul radar con brani come «Tan solo» e «Yira - yira», canzoni che, senza volerlo, sono diventate inni per una generazione che li ha adottati come propri.

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Con Ay ay ay (1994) hanno consolidato la loro popolarità, ma è stato 3er arco (1996) a portarli al centro della scena. Quell’album non solo ha avuto successi commerciali come «El farolito» e «Verano del '92», ma la critica li ha inseriti nella lista dei 100 migliori album del rock argentino secondo Rolling Stone. Da lì, hanno esplorato altri colori: in Azul (1998) e Verde paisaje del infierno (2000) si sono addentrati nel candombe e nel tango, mentre Máquina de sangre (2003) e Civilización (2007) li hanno consacrati come un fenomeno di massa, con concerti che riempivano stadi come il Monumental o l’Único de La Plata. La loro separazione nel 2009 ha lasciato un vuoto nel rock argentino, ma il ritorno nel 2024 — con sette concerti allo Estadio Único e tournée a Santa Fe, Mendoza e Córdoba — ha dimostrato che la loro musica era ancora viva, seppur con cambiamenti: l’assenza di Miguel Ángel Rodríguez, fondatore e bassista, e l’ingresso di Luciana Valdés al suo posto hanno segnato una nuova fase.

Dati

Nacimiento
1 ene 1988
País
🇦🇷 Argentina
Género
Rock alternativo

Etichette discografiche

Distribuidora Belgrano Norte El Farolito Discos