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🇮🇪 Irlanda · 2008–presente

Hozier

Hozier suona come un coro che si smonta nel silenzio e si riassembla con corde di blues. La sua voce, tra un sussurro e un ruggito, trascina testi che mescolano salmi e proteste, mentre il folk e il soul gli danno un corpo che sembra scolpito a mano. Non è un suono che si spiega con i generi: è un territorio in cui il sacro e il terreno collidono, e in cui ogni nota sembra scritta all’ombra di un organo di chiesa.

Il salto arrivò con un demo registrato in una soffitta. Era il 2013, e tra le serate di microfono aperto a Dublino, Take Me to Church prese forma. La canzone non cercava di essere un successo, ma il video —girato in bianco e nero con un budget da cartone— finì su Reddit grazie a un tweet di Stephen Fry. Da lì spiccò il volo verso le radio statunitensi, dove il rock alternativo di solito non sorride alle metafore religiose. Il brano raggiunse la seconda posizione della Billboard Hot 100 e ci rimase, accumulando certificazioni di platino come fossero monete. L’album omonimo, pubblicato l’anno successivo, fece lo stesso in Irlanda e altri mercati: sei volte platino nel suo paese d’origine, e abbastanza perché le case discografiche smettessero di chiedere “e questo cos’è?” per iniziare a firmare assegni.

1 Album
17 Canzoni
3,4M Ascoltatori/mese

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1 album · 2014

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Biografia

Ma il disco non era solo Take Me to Church. C’era Cherry Wine, quella ballata che Zach Braff inserì in Wish I Was Here per la sua capacità di spezzare le costole con una sola frase. O Work Song, dove il blues si intreccia a un ritmo che pulsa come un cuore stanco. Poi arrivò From Eden, un EP che confermò che Hozier non era un fenomeno passeggero, ma un tipo che scrive canzoni come chi incide rune nel legno marcio. Nel 2018, Nina Cried Power —con un titolo che suona come un inno e una melodia che sembra un pugno sul tavolo— scalò la classifica Billboard Adult Alternative Songs. Due anni dopo, Wasteland, Baby! debuttò al primo posto in Irlanda e negli Stati Uniti, come se il mondo stesse aspettando quel disco di soul lacerato e chitarre che sembrano antiche tempeste.

E nel 2023, Unreal Unearth ripeté l’impresa: numero uno in Irlanda e Regno Unito. Questa volta il suono divenne più austero, come se avesse abbandonato i cori magniloquenti per parlare direttamente all’orecchio dell’ascoltatore. Ha persino collaborato con Bear McCreary in Blood Upon the Snow, una canzone per God of War: Ragnarök che sa di neve e profezie norrene. Poi, nel 2024, Unheard gli ha regalato il suo primo numero uno in Irlanda, USA e Regno Unito con Too Sweet, una canzone che sa di whiskey scadente e nottate senza perdono.

Dati

Nascita
17 mar 1990
Paese
🇮🇪 Irlanda
Genere
Blues

Etichette discografiche

Columbia

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