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White Station, Stati Uniti · 1930 · s–1976

Howlin’ Wolf

Il suono di Howlin’ Wolf non assomiglia a nient’altro nel blues. La sua voce, profonda e potente, sembra emergere da un pozzo senza fondo, e ogni nota che strappa con l’armonica o colpisce con la chitarra ha un peso che non si dimentica. Non è solo volume: è presenza fisica, come se l’aria stessa vibrasse quando apre la bocca. Quel ruggito che lo definisce non è nato in uno studio, ma nelle piantagioni del Mississippi Delta, dove crebbe ascoltando vecchi maestri come Charley Patton. Ma fu a Chicago, tra il fumo dei locali e gli amplificatori a tutto volume, che trasformò il blues acustico in qualcosa di elettrico e urgente. Non era un musicista che suonava note: era un uomo che le sputava fuori con la stessa forza con cui lavorava la terra.

La sua carriera decollò quando Ike Turner lo portò a registrare il suo primo disco a Memphis nel 1951. Il brano Moanin’ at Midnight suonò così grezzo e autentico che la Chess Records lo mise sotto contratto all’istante. Non era musica da ballare in saloni eleganti, ma da urlare nei bar dove sudore e alcol si mescolavano alle corde della chitarra. Tra il 1951 e il 1969, sei delle sue canzoni salirono nelle classifiche di Billboard R&B, ma lui non cercò mai di essere il numero uno. Voleva che la sua musica suonasse come un pugno sul tavolo: chiara, diretta e senza concessioni. Anche il suo passaggio nell’Esercito e alcuni problemi legali nel Deep South gli diedero un’aura di leggenda prima che il mondo lo riconoscesse davvero.

1 Album
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1 album · 1959

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Biografia

In Howlin’ Wolf —anche noto come The Rocking Chair Album— riunì i brani che lo avevano fatto sentire alla radio tra il 1957 e il 1961, come Little Red Rooster, una canzone che in seguito la Rolling Stone avrebbe incluso nella sua lista delle 500 che hanno plasmato il rock. The Howlin’ Wolf Album (1969) mostrava già un artista che non aveva bisogno di abbellimenti: solo la sua voce, la sua armonica e una band che lo seguiva senza pestargli i piedi. Ma fu in The London Howlin’ Wolf Sessions (1971) che dimostrò che il suo suono non conosceva confini. Registrato in Inghilterra con musicisti britannici che lo idolatravano, il disco provò che il blues di Howlin’ Wolf non era uno stile, ma un linguaggio universale. Nel 1976, quando morì, era già parte della storia: entrò nella Blues Hall of Fame nel 1980 e nella Rock and Roll Hall of Fame undici anni dopo. Ma ciò che rimane non sono i premi, ma l’eco della sua voce in canzoni come Killing Floor o Smokestack Lightnin’, che continuano a suonare come se il tempo non fosse mai passato.

Dati

Nacimiento
10 jun 1910
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
Blues

Etichette discografiche

RPM Records (United States) RPM Chess Records Chess

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