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🇺🇸 Stati Uniti · 1968 — presente

Commodores

Commodores evocano festeggiamenti nel garage e ballate che rimangono incollate alla radio. Il loro mix di funk e soul ha un groove che batte nelle ossa: i riff di chitarra tagliano come coltelli sopra linee di basso strascicate, mentre le voci si alternano tra un sussurro intimo e un grido collettivo. Non è solo musica da ballare; è il tipo di suono che fa muovere persino l’aria. Nei loro brani più noti, come Easy o Brick House, il basso di Milan Williams e la batteria di Walter "Clyde" Orange sono il motore che non fallisce mai, mentre Lionel Richie e Orange si dividono il microfono come se fosse un gioco da bambini nel cortile della scuola.

Tutto iniziò nel campus della Tuskegee University, dove nel 1968 un gruppo di studenti —alcuni provenienti da band come i Mystics e i Jays— si riunì per suonare nelle confraternite e al Black Forest Inn, un locale dove la birra scorreva più del sudore. Benny Ashburn, il loro primo manager, li portò a festival e persino nel parcheggio di un lodge a Martha’s Vineyard, testando la fortuna con un pubblico che non sempre sapeva cosa stesse ascoltando. Ma nel 1972 firmarono con la Motown, e da lì tutto cambiò: passarono da una band di cover a un fenomeno che apriva i concerti per i Jackson 5. Il loro primo grande successo arrivò con Machine Gun nel 1974, un brano strumentale che risuonò negli stadi e nei film come Boogie Nights, anche se nella Billboard Hot 100 raggiunse solo la posizione 22. La cosa curiosa è che quella stessa energia funk che li definiva agli esordi —come in I Feel Sanctified— ispirò in seguito altre band anni dopo.

1 Album
9 Canzoni
1,4M Ascoltatori/mese

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Canzoni essenziali

1 album · 1977

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

La vera svolta arrivò tra il 1975 e il 1977, quando pubblicarono Caught in the Act, Movin’ On e Hot on the Tracks. Quest’ultimo fu il loro primo disco a raggiungere il numero 1 nella classifica R&B, e fu chiaro che il loro suono poteva essere sia un pugno sulla pista da ballo che un abbraccio sul divano. Ma fu Easy, nel 1977, a catapultarli nel mainstream: il brano arrivò al quarto posto negli Stati Uniti e divenne la loro carta da visita. Seguì Brick House, con quel riff di chitarra che sembra una frustata, e nel 1978 chiusero il decennio con Three Times a Lady, una ballata che risuonava ai matrimoni e nelle radio senza che nessuno potesse resistere. Walter Orange prese le redini vocali in successi come Nightshift (1985), mentre Richie esplorava melodie più dolci in canzoni come Sail On e Still. Nel 1981, erano già una macchina di hit: Oh No e Lady (You Bring Me Up) dimostrarono che potevano navigare tra funk e pop senza perdere la loro essenza.

Nel 1982 la band prese una pausa inaspettata: Richie registrò un disco solista su suggerimento della Motown, e il successo lo portò a lasciare il gruppo. La morte di Ashburn nello stesso anno e l’abbandono di Thomas McClary nel 1984** lasciarono i Commodores in una posizione diversa. Nonostante continuassero a girare —con cambi di formazione che inclusero Sheldon Reynolds e, in seguito, Ronald LaPread— il loro suono divenne più levigato, meno grezzo. Milan Williams se ne andò nel 1989, e sebbene la band sia rimasta attiva, non era più la stessa macchina funk che aveva rivoluzionato gli 70. Hanno vinto un Grammy Award su nove nomination e venduto oltre 70 milioni di dischi, ma ciò che rimane nell’aria è quella miscela di sudore, soul e sorprese che solo loro sapevano creare.

Dati

Nascita
1 gen 1968
Paese
🇺🇸 Stati Uniti
Genere
Soul