Inizio · Artisti · Buddy Guy

Lettsworth, Stati Uniti · 1953–presente

Buddy Guy

Se ascolti Buddy Guy dal vivo, il suono non ti arriva solo dagli amplificatori. Ti colpisce alle costole: la chitarra a volte sembra un motore che non vuole partire, altre volte un grido strozzato nel fumo di una taverna. Non è uno stile levigato; è un linguaggio che si spezza sul palco e si ricompone tra il pubblico. I suoi assoli non seguono scale accademiche; avanzano come l’istinto, con corde che si torcono e distorcono finché il blues non è più un genere, ma uno stato d’animo. Registrò con Muddy Waters alla Chess Records negli anni ’60, ma il suo suono non rispettava le regole del tempo. Mentre altri chitarristi adattavano le note agli standard del soul o dell’R&B, lui premeva le dita sulle corde finché lo strumento non rispondeva con un urlo che Leonard Chess, proprietario della casa discografica, definì "rumore".

La svolta non arrivò quando firmò con la Cobra Records nel 1958, né quando vinse il suo primo Grammy nel 1966, ma molto dopo. Nel 1985, Eric Clapton lo invitò a esibirsi nel ciclo *24 Nights* alla Royal Albert Hall di Londra. A quel punto, Guy era già da decenni il chitarrista fantasma della Chess, quello che registrava nelle sessioni altrui ma non aveva spazio per le sue canzoni. Il pubblico europeo, assetato di autenticità, lo accolse come un profeta. Quel momento ridefinì la sua carriera: da musicista di sessione relegato ai crediti altrui, divenne un artista di punta. Nel 1999 pubblicò Damn Right I’ve Got the Blues, un disco che non solo consolidò il suo sound, ma lo portò a firmare con la Silvertone Records e a girare il mondo con un’energia che sfidava la sua età.

1 Album
6 Canzoni

Le più ascoltate su DoReSol

Canzoni essenziali

1 album · 1991

Discografia completa

Condividono scena, decennio e ossessioni

Artisti correlati

Dati, premi, membri e altro

Altro su Buddy Guy

Biografia

Ci sono tre opere che segnano il suo percorso. I Left My Blues in San Francisco (1967), il suo unico album con la Chess, mescola soul dell’epoca con orchestrazioni di Gene Barge e Charlie Stepney, ma suona come un disco registrato tra la stanchezza e la rabbia. Negli anni ’90, Damn Right I’ve Got the Blues dimostrò che il suo stile grezzo poteva vendere milioni senza tradire la sua essenza. E nel 2012, When I Left Home: My Story, la sua autobiografia, non è un resoconto cronologico, ma un manuale di sopravvivenza: come suonare con fame quando il mondo ti dice che stai sbagliando. Tra le righe, racconta che per anni guidò un carro attrezzi di giorno e suonò nei bar di Chicago di notte, mentre la Chess Records lo costringeva a registrare versioni pop che nessuno voleva ascoltare. Oggi, con nove Grammy e un posto nella Rock and Roll Hall of Fame, sale ancora sul palco con la stessa attitudine di quel giovane della Louisiana che imparò a suonare la chitarra su un *diddley bow* a due corde.

Dati

Nacimiento
30 jul 1936
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
Blues

Premi e riconoscimenti

  • Grammy
  • Grammy alla carriera

Etichette discografiche

RCA Records RCA Cobra Records Cobra Chess Records Chess Delmark Records Delmark Silvertone Records (1980) Silvertone MCA Records MCA Atlantic Records Atlantic MPS Records MPS Charly Records Charly Zomba Group of Companies Zomba Group Jive Records Jive Vanguard Records Vanguard JSP Records JSP Rhino Records Rhino Cleopatra Records Purple Pyramid Flyright Records Flyright AIM Alligator Records Alligator Blues Ball