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Montevideo, Uruguay · 1936 — presente

Alfredo Zitarrosa

Alfredo Zitarrosa non era un artista che cercasse ornamenti. La sua musica portava il peso del quotidiano, della terra e delle voci raramente ascoltate sui palcoscenici. Con una voce grave che sembrava scolpita nello stesso solco dei sentieri rurali, mescolava la milonga con il candombe e la zamba, ma sempre con un’aria di urgenza che veniva dal suo tempo: quello delle lotte sociali e delle identità che si rifiutavano di essere cancellate. Non era solo il suono della chitarra a definire il suo stile, ma quel modo di cantare come se ogni parola dovesse farsi strada tra il rumore del mondo.

Il suo salto nella musica non fu una svolta improvvisa, ma il risultato di anni trascorsi tra microfoni e fogli bianchi. Prima di diventare la figura che riempiva le piazze, aveva lavorato in radio come annunciatore, sui palcoscenici come attore e nelle redazioni come giornalista. Ma fu nel 1964, a Lima, che la casualità lo spinse a cantare professionalmente per la prima volta. Un amico lo fece entrare in un programma televisivo senza avvisarlo, e lì, senza un soldo in tasca, guadagnò cinquanta dollari per due canzoni. Quel denaro gli bastò per continuare, e anche se all’inizio non lo sapeva, quello fu l’inizio di qualcosa che non avrebbe più avuto ritorno.

1 Album
14 Canzoni
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1 album · 1966

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Biografia

Ciò che lo rese unico fu il modo in cui riuscì a rendere urgente ciò che era popolare. Il suo repertorio, quasi sempre di sua stessa mano, divenne uno specchio delle strade di Montevideo e oltre: dai quartieri umili ai paesi dove la tradizione contadina resisteva ancora. Nel 1965, la sua esibizione all’Auditorium del SODRE lo consacrò in Uruguay, e l’anno successivo la sua partecipazione al Festival di Cosquín lo portò a varcare i confini. Ma la sua voce non era solo musica; era anche un atto politico. Militante del Frente Amplio, la sua arte e la sua vita si intrecciarono con le cause che difendeva. Quando il colpo di Stato in Uruguay lo costrinse all’esilio nel 1973, il suo peregrinare lo portò in Argentina, Spagna e Messico, dove continuò a cantare, ma ora con un microfono che era anche un’arma contro il silenzio imposto. Ritornò nel 1984, in piena apertura democratica, e i suoi concerti divennero atti di celebrazione e memoria.

Morì nel 1989, ma il suo lascito vive ancora in ogni milonga cantata con la stessa gravità che lui le conferiva. Non fu un artista che cercasse premi o riconoscimenti vuoti, ma uno che comprese come la musica potesse essere, al contempo, un rifugio e un appello. E in questo, la sua opera rimane tanto necessaria quanto il primo giorno.

Dati

Nascita
10 mar 1936
Paese
🇺🇾 Uruguay
Genere
Folk

Etichette discografiche

Tonal Orfeo Odeón Microfón RCA

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